La moglie grassa

 
Una donna subito si accorge se c’è un’altra, magari un turbamento soltanto,
può avvenire. Poi la cosa persiste. Lui dice che parte per un viaggio di lavoro,
io telefono finta candida in ufficio, chiedo di mio marito, rispondono che è
appena andato a prendersi il caffé. Allora chiedo della segretaria così
educata, fine, giovane e mi informano che torneranno fra poco insieme,
una storia che più banale non si può. Da modifica copia e modifica incolla.
Sto imparando da poco l’uso del computer scervellandomi sui giornali tutti difficilissimi e mendicando aiuto a dritta e a manca a scuola dai colleghi
esperti, voglio capire e scrutare questa modernità per la quale gli altri
sembrano matti. Intendo leggere le email che gli arrivano senza che
se ne accorga. Ecco.
Sono perfino una buona cuoca. Amorosa. E mi piace anche mangiare insieme
a lui,che rimane sempre uno stecco. Un insetto stecco ben mimetizzato. Rido
con la bocca amara, i dolci mi fanno sempre questo strano effetto.
E ingrasso, <Sei opulenta> dice lui accarezzandomi distrattamente i fianchi.
Una donna percepisce subito la distrazione di una carezza.
Finisco una fetta di torta sacher fatta con la crema di cioccolata e
la marmellata delle albicocche che produce il nostro alberello giù in
giardino, quando le ho raccolte ancora non sapevo, credevo di essere amata,
così felice, mai glielo avrei osato confessare a pieno.  Era estate. Ho
sempre sofferto di questo strano pudore retrò.
I pensieri sono disordinati. Apro una bottiglia nuova di cherry e ne bevo
mezzo bicchiere. Rido e la bocca è sempre più amara. Lascio la bottiglia
sul tavolo della cucina, lui torna dall’ufficio in questo momento, vede
il piatto con dentro le briciole della torta, il bicchiere, grida: <Ma guardati,
sei diventata una vacca e mangi e bevi continuamente>.
Già.
<Ne vuoi, amore?> rispondo con tono di scherno.
Ed aggiungo: <Bevo per dimenticare>.
Qui avviene la chiarificazione, anzi l’esplosione. Mi accorgo di avere fatto
il suo gioco quando egli afferra una valigia e incomincia a buttarci dentro
i propri indumenti, va alla cassaforte dietro il quadro e si rifornisce
di soldi e libretto degli assegni. In quattro e quattr’otto è fatta,
infila la porta gridando: <Tanto tu hai il tuo stipendio e non hai
bisogno di aiuto>.
<Non aspettavi altro> mormoro, ma egli è già fuori e non mi sente.
Strano silenzio. Strano letto enorme. Televisione a tutto volume e pianti
e gridi tempestando di pugni i due cuscini di piume così grandi, ricordi
quante chiacchierate comodi nel nostro nido così lo chiamavamo, un covo
di serpi, sei già con lei, non è vero? E che baci, allora non ti distraevi.
Anche il cibo era amore, ma tu sempre attento a non ingrassare,
io invece.
Corro in bagno a vomitare.
Ricordi, ex amore, la nostra complicità? Eravamo una forza contro
il mondo. E quando quel preside fece il cretino con me e tu venisti a
scuola ad accompagnarmi, un metro e novanta di marito tutto
muscoli guizzanti, bello, sì: non può negarlo nessuno.
Ti bastò salutare serio e il preside la smise per sempre.
Domani debbo spiegare Machiavelli nella quarta classe. La ragion di stato.
Già.
Per la mia mente semplice una improbabilità assoluta.
Per fortuna non sono incinta. O forse peggio: almeno avrei avuto una speranza.
Passano i minuti, le ore, i giorni, poi le settimane e i mesi senza di te.
Non mi va né di cucinare né di mangiare né di andare dal parrucchiere.
Allungo i capelli, tanto non devo piacere a nessuno. Ogni pomeriggio,
se non diluvia, esco e vado nelle campagne qui intorno, cammino a lungo,
stranita senza guardare realmente il paesaggio, una volta fotografavo
la natura e tu eri il mio primo piano preferito. Spesso mi accorgo che
mi hanno salutata e non ho risposto.
<Professoressa, si sente male?>.
<Chi, io? No>.
<Vuole essere accompagnata a casa?>.
<No, grazie>.
Mi ci sento soffocare, nella casa che fu nostra. Passato remoto.
Avessi almeno la mamma e il papà, sono ancora una ragazza.
Morti nell’incidente automobilistico come da copione per le Cenerentole.
Nessuno può difendermi. Conosco i casermoni per mangiare e gli altri
casermoni per dormire, le orfanelle tutte uguali a me e le suore
tutte uguali fra di loro, alzarsi presto per la messa intruppate
e il rosario ogni giorno. La domenica si mangiava meglio.
Sembrava tutto così arido. E quella smania di studio e di riscatto.
Credevo di avere vinto. Ho lavato le scale e i bagni per prendermi la laurea.
Il mio primo giorno da insegnante fu indicibile.
Il pescivendolo mi chiede perché sono dimagrita tanto e mi pulisce i pesci
più saporiti consigliandomi con uno strano sguardo che sembra affettuoso.
Provo un tocco di conforto. Li mangio lessati senza nemmeno metterci
il sale, non ho voglia, non ho fame, nemmeno io so cosa racconto
agli allievi. Una volta gli sento dire: <Poverina>.
Tutti lo sanno. Parlo e cammino come in una nebbia quasi indolore.
Passa un anno senza di lui, poi una telefonata.
Chiede perdono. Vuole vedermi. Apro l’armadio per l’incontro e mi accorgo
che tutto mi va largo.
Corro a comprarmi un abito nero aderente, taglia quarantadue. Mah.
Ci metto sopra una giacca sgargiante, che non è nel mio stile.
Lego i capelli in uno chignon arrangiato perché sciolti sulle spalle
non mi piacciono. Non mi trucco, non ne ho voglia.
Prima mi facevo bella sempre per lui. E mi profumavo.
Sulla bocca soltanto un burro cacao per tenermi pronta ai suoi baci.
Al bar dove gli ho dato appuntamento lo vedo di spalle, è curvo.
Mi spaventa la fitta che sento fino allo stomaco.
Lo raggiungo da dietro e gli tocco una spalla. Egli si gira e resta
a bocca aperta alcuni attimi.
<Sei bellissima> dice.
Ci guardiamo e piango. Anche lui.
Poi ci abbracciamo.
 
                                               Domenica Luise

26 pensieri su “La moglie grassa

  1. Che bella Mimma …. ma …  questi uomini si accorgono di ciò che avevano solo quando l'hanno perso.
    Se è la tua vera storia di vita, sono sicura che tu l'abbia perdonato (hai un viso così dolce che esprime una grande bontà d'animo) ed ora sarete sicuramente di nuovo insieme serenamente!!!!
    Un abbraccio
    Cristiana

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  2. Buonasera, Cristiana. Intervengo subito per dire che il racconto è di fantasia, non c'è nulla di autobiografico, ad eccezione del fatto che sono un'insegnante adesso in pensione. Ho voluto dire che l'amore perdona e spera sempre contro ogni speranza. Però, quando si sbaglia, bisogna avere il fegato di chiedere scusa, pare che sia la cosa più difficile per l'essere umano. Una volta un mio alunno ebbe uno scatto d'ira, l'indomani mattina fece questo discorso in classe, una quarta commerciale: <Professoressa, ieri ho sbagliato pubblicamente e pubblicamente oggi le chiedo scusa>.
    <Scuse accettate> ho risposto con un sorriso.
    <E come> è intervenuto un altro, <tu ti umilii chiedendo scusa?>.
    Allora ho detto che mai un essere umano è più dignitoso di quando riconosce un errore.

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  3. Già…ci vogliono molto coraggio, tanta umiltà, tanta intelligenza  e rispetto per chiedere scusa, soprattutto oggi , quando nessuno è disposto ad ammettere di avere sbagliato. Gli uomini poi, fanno presto a lasciarsi abbindolare e, quando si accorgono di quanto hanno perso, spesso è troppo tardi per tornare indietro.

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  4. Mimma bella , non sai quanto mi faccia tenerezza questa tua protagonista così ferita da abbracciarsela forte. Così rimantica, disponibile, amabile.
    Il tuo post mi lancia di impatto in un mondo che io non ho conosciuto, ma con  il tradimento quante donne han dovuto fare i conti…
    Stai diventando una affabulatrice, sai..

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  5. Katherine, anche le donne si comportano male, sempre a provare e riprovare il proprio potenziale di seduzione. Ne ho visto qualcuna scollacciata perfino agli incontri di preghiera, non è sopportabile. Eppure sanno benissimo quanto siano pronti i maschi ad accendersi per la nuova cacciagione.
    Marzia, è vero, questo è un tradimento del marito, ma per me è simbolo di tutti i tradimenti, anche quelli dei beneficati sono terribili. E chi non ha sperimentato il voltafaccia dell'amica o dell'amico? Tutti, prima o poi, veniamo svenduti per i trenta denari e proprio da quelli di cui ci siamo fidati. E probabilmente tutti, prima o poi, volontariamente o anche invvolontariamente, giriamo le spalle a quelli che più ci amano perché non ci stuzzicano più e scambiamo il sentire per l'amore. Il sentire passione è bello, ma non durevole, l'amore è qualcosa di robusto, che persiste non solo nella gioia vicendevole, ma anche nel sacrificio e nel perdono.

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  6. Hai usato un taglio secco, da reporter, scrittura moderna che be si addice all'andamento del racconto.
    Hai messo a nudo una condizione che è molto frequente nella vita reale, e di cui molte donne sono vittime.
    Oggi la bulimia e l'anoressia sono malattie vere, frequenti soprattutto al femminile.
    Gli uomini, come in questo caso, pare che siano attratti solo dall'aspetto fisico, le cinquantenni di oggi sono tutte disperate, vengono abbandonate per donne giovani o giovanissime, e mariti che aveano creduto amorevoli e fidati, le lasciano senza rimorsi.
    Questa per loro sarebbe una favola dall'epilogo proprio insperato.
    Mi piacerebbe che accadesse a tutte le donne.
    Bel racconto davvero.

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  7. Un racconto che si beve in un sorso per la scrittura fluida e diretta che non lascia spazio a distrazioni. Mi è piaciuto il finale, mi è piaciuta tutta la storia, anche se la moglie grassa è stata abbandonata e ha sofferto, trovo che poi molte responsabilità lei le avesse: in un matrimonio o convivenza occorre non abbassare la guardia e non trascurarsi. Nell'epilogo è contenuto tutto il significato implicito.

    buon martedì, cara Mimma.
    un abbraccio
    annamaria

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  8. Sai, Cristina, io ho sempre pensato che non sarei stata capace di fidarmi ancora se il marito mi avesse tradita.
    Però quando si ama come la protagonista della mia storia è l'amore a comandare.
    E una speranza c'è per tutti: per lui come per lei.
    Ma ha ragione anche Annamaria: non è lecito, a una moglie, lasciarsi andare ingrassando oltre misura.
    Anzi aggiungo: non è lecito a nessuno, né maschio né femmina, lasciarsi andare, nemmeno a un vecchio, ognuno di noi ha una vita piena fino all'ultimo respiro.
    Grazie per la vostra presenza e le buone considerazioni.

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  9. Senza respiro. L'ho letto in un baleno senza respirare. Mescola passato presente e futuro in un turbine di pensieri e azioni quasi sconnessi a rendere l'ansia e lo smarrimento della protagonista. Poi naturalmente c'è il lieto fine a lasciarti la bocca buona. Molto bello nella sua sintesi.

    ciao Mimma

    franca

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  10. È vero, Franca: mi sono calata nella parte della moglie grassa prestandole le mie reazioni e stati d'animo ed ho vissuto il tempo senza amore come annebbiata tra passato e presente, saltando spietatamente dall'uno all'altro. E quando l'amore è percepito come passione a tale livello, mia cara Frantzisca, non si riesce più a mangiare normalmente, lo stomaco si chiude e i pensieri si agitano come zanzare digiune impazzite dentro una bottiglia chiusa. Catamor, sono contenta che questo racconto esempio ti sia piaciuto, l'opinione di un uomo, in questi stati d'animo prevalentemente femminili, mi interessa molto.

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  11. Davvero una bella "storia", anzi, un "pezzo di realtà". Bella per come è scritta e per ciò che "contiene". 
    Ciao, Mimma, buona giornata, un abbraccio. Piera

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  12. Vita,
    vita di un quotidiano tremendo che non vorresti mai e poi mai conoscere.
    Eppure è così, ci sono famiglie che si distruggono per questo egoismo,
    con forme diverse, pur sempre egoismo.
    Facendomi un analisi di cuore, avrei perdonato, di testa credo
    che il primo impulso sarebbe di mandarlo al diavolo.
    Ma so che la forza del mio cuore vincerebbe e perdonerebbe.
    Bel racconto scritto come sempre con maestria
    un sorriso
    un abbraccio
    Chiara

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  13. Quando c'è un buon carattere e l'amore si può perdonare e ritornare insieme, però ci sono cicatrici che non guariscono. Lei ha sofferto troppo,io avrei paura a ritornare con lui… comunque una bella storia a lieto fine, Mimma, un grande abbraccio !

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  14. Benvenuta, Piera, sì, è un pezzo di realtà nella quale mi sono compenetrata. La ragazza è ancora nella fase dell'innamoramento iniziale, praticamente come in luna di miele, lui invece è subito arrivato alla sazietà e alla voglia del nuovo. È questo il crepaccio. Segue il lutto della separazione per lei, la presa di coscienza per lui ed il trionfo dell'amore nuziale. Solo che, finito il racconto, adesso incomincia la vita: questo amore ferito e salvato in extremis avrà bisogno di convalescenza e tenere cure vicendevoli per diventare forte e adulto.
    Chiara, il cuore perdona prima della testa, è proprio vero. Però non illudiamoci che la cosa sia risolta con quell'abbraccio: adesso tutto ricomincia e il veleno sotterraneo del tradimento continuerà sempre a pungere ad ogni minima scusa. Ci vorrà tempo, coraggio e anche qualche litigio di tanto in tanto.
    Infatti, come dice Paola, quelle cicatrici non guariscono.

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  15. Cara mimma, come stai? E' molto che non vengo a trovarti.
    Stamattina finalmente sono a casa e ho letto la tua storia (certo che pubblicarla dopo la ricetta del "piatto di pasta" hai un bel coraggio!, ma come si fa a non ingozzarsi dico io?!!).
    Prima di tutto mi piace molto lo stile, quasi telegrafico, ci sono parti che sembrano messaggi lanciati a chi vuole intendere. Credo che dica molto di più, forse, di quanto voglia sembrare.
    Infatti io ci trovo riferimenti a problematiche scottanti e tragicamente attuali quali le dipendenze di qualunque tipo (alcol, cibo, da relazione) causate dal nostro male di vivere, da mancanza di autostima  e amor proprio ecc, ecc. Beh non voglio certo scrivere un trattato di sociologia, tuttavia in questo consiste il valore di un tale scritto; il prestarsi a considerazioni ben più ampie di un film casalingo che peraltro è sintomatico dei tempi, del ruolo giocato dalle apparenze che tolgono sempre più sostanza alla profondità dell'essere veramente qualcosa di valido e non solo un involucro. Ecco mi sono incartata. Tutta colpa della mimma e delle sue storie.
    Ma non è che mi sei diventata un'acciuga? Perchè altrimenti divento invidiosa, io perdo un etto e ne prendo tre.
    Ti abbraccio con tanto affetto e ben ritrovata e buona scrittura, Un bacio
    Angela (anais)

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  16. Mimma volevo anche cercare una condivisione sullo scrivere poesia, sto riflettendo molto in questo periodo, non sto più affatto scrivendo un bel niente, mi sembra tutto inutile. Ma so che ogni crisi prelude a una crescita e infatti comincio a vedere uno spiraglio in tal senso: non voglio più piacere a nessuno, questo adesso mi è chiaro, per questo da molto tempo (ormai anni) non ho più partecipato a concorsi (tranne uno del mio paese). Tra l'altro penso che i giudici dei concorsi siano privi di un vero e disinteressato senso critico e mi assumo la responsabilità di questa affermazione. (Tra l'altro il discorso sarebbe da allargare all'editoria in generale ma lo sai molto meglio di me).
    Sento che scrivere deve essere verità e basta, almeno questo è il mio sentire attuale, in poesia poi è drammatico trovare per me una dimensione che metta d'accordo stile e sostanza  ma anche questa improvvisamente mi sembra una costrizione. L'armonia non sempre mi rappresenta, cioè meglio: l'armonia non dice la verità che spesso non è affatto armonica. Chissà se qualcuno ha voglia di dire qualcosa in proposito o tu stessa, anzi scusami di aver usato questo spazio ma tu sai che non ho ne blog nè sono su face-book e so che tu sei sempre disponibile. Ti ringrazio tantissimo e ti mando ancora un bacio affettuoso
    Angela

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  17. Angela, ogni commento è un dono e tu, oggi, me ne hai postato ben due, e di che contenuto!
    Mi piace lo stile telegrafico, che lascia spazio al lettore di aggiungere ed immaginare anziché sbadigliare. Noi dovremmo arrivare ad una simultaneità di pensiero, parola e scrittura. Non è una meta utopica.
    Certo, bisogna abbandonare la pompa magna ed indossare un abito firmato semplicità pregnante.
    È vero, la passione amorosa crea dipendenza, ma questo è anche normale: penso sempre a "lui", lo sogno, vado al santuario e gli compro il rosario o il portacenere secondo se è credente oppure no, riconosco la sua macchina fra mille e il suo respiro al telefono, mi accorgo dalla postura se qualcosa è andata storta e soprattutto mi abbandono mentalmente. Cadono le difese. È il caso della ragazza del racconto.
    E poi, sicuramente, il discorso si allarga ai problemi di bulimia e anoressia di molte donne, il male dell'anima viene somatizzato e la vittima castiga se stessa come un gatto che rincorra la propria coda.
    Se sono diventata un'acciuga? Ma no, mi mantengo ancora sotto forme umane, ah, ah, ah. Se vuoi vedere come sono attualmente, vai nella categoria I trucchi di Mimma, c'è una mia foto dell'estate scorsa nella quale presento orgogliosamente una maglietta di mia creazione. Dato il dimagrimento, la modella sono io e la fotografa è Mariachiara.
    Altrimenti quella maglietta non mi entrava più.
    E adesso passiamo alla poesia: di recente ho pubblicato un post sull'Ermetismo e la poesia moderna, cerca sempre nelle categorie I misteri dell'Ermetismo, non solo, ma ho continuato il discorso e in serata o domani metterò un secondo post di approfondimento, intanto tu hai tempo di leggerti il primo e di vedere cosa ne pensi.
    I concorsi di poesia non mi sono mai piaciuti e tutti lo sanno, ma non perché io abbia paura di essere sorpassata: non me ne potrebbe importare di meno. Non mi piace la rivalità là dove io, invece, vedo amici coi quali arricchirsi a vicenda.
    Oggi mi hanno portato il salotto nuovo, una pennellata di azzurro oltremare sul pavimento di cotto. Mi realizza tanto, poi fotografo la mia casa e ve la faccio vedere.
    Ero dispiaciuta per la tua assenza, ma ognuno sa come si sente e quanto da fare ha. Anch'io ho dovuto prendere un mese di vacanza da internet ad agosto, ero esausta, i lavori di ristrutturazione della casa sono andati per le lunghe e l'unico stacco è stato il viaggio a Roma da Cristina insieme a mia sorella, anche quello è stato immortalato su questo blog.
    Hai scritto cose eccellenti nei tuoi commenti, adesso non scomparire di nuovo, se appena ti è possibile. Vorrei continuare alla grande il discorso sulla poesia che ho timidamente iniziato, tu che fai, me la dai una mano?
    Scrivere senza pensare di dover piacere a questo o a quello è un buon punto di arrivo e ri-partenza. Giungere alla propria verità è il massimo, non occorre la confessione generale, ma scherziamo? Noi ci veliamo di metafore e diciamo tutto quello che ci pare, chi ci capisce è bravo.
    Proprio l'ultima poesia che ho messo su questo blog (Il mantello) ha parole disarmoniche, vai giù e la troverai, ti consiglierei di leggere anche i commenti.
    Non preoccuparti se scrivi poco o per niente: passerà. Non sempre è primavera in fiore, ti pare? Anzi ti è già passata o non saresti venuta qui.

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  18. Dopo il mio (ar)dire sul post del 21 ottobre, un ripasso veloce qui, per confermare che siete tutti delle gran belle persone, tutta "bella gente" che esprime quella spirituatlità, di umanità e fraternità.
    Una ricchezza, appunto.

    Grazie.

    Abele.

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  19. Caro Abele, ma che dici? Qui sei il benvenuto, i tuoi interventi mi hanno dato una gran gioia. È vero, il nostro gruppetto è prevalentemente composto da donne, il problema è che i maschi sono dei pigrotteri. Ecco. Magari poi qualcuno mi manda il PVT  ed alcuni, addirittura, si fanno prendere da un buffo pudore che mette tenerezza. Via, ragazzi, e mica dovete scrivere la Divina Commedia. Bastano due parole sincere quando vi sentite.
    Che bello, Angela! I commenti ben fatti mi piacciono molto, comunque tu scrivi cose azzeccate con grande fluidità, sei capacissima.
    Vi lascio e vado a stendermi sul letto, io non soffro di mal di schiena, ma stasera c'è anche quello, forse lo straapazzo in più, ormai ho compiuto vent'anni e un giorno… e quelle pillolette dell'eterna giovinezza così abbondanti nelle mie favole mi sono finite da un po'.

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  20. Grazie della tua attenzione, Mimma.
    Ho letto la tua bellissima favola, l'Usignola stonata: davvero una autentica "pilloletta dell'eterna giovinezza", per ricordarci di VOLER continuare a sentire dentro di noi la vitalità di essere, ognuno, creatura unica, irripetibile…
    Ma forse è difficile poterlo praticare sempre e vivere… soprattutto dopo aver compiuto "vent'anni e un giorno…".
    Con stima e cordialità.

    Abele.

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  21. È vero, Abele: è difficile vivere questa irripetibilità quotidianamente, qualunque cosa avvenga, nella gioia, nella stanchezza e nel dolore che talora ci tocca. La vita è dura, ma bella, vale la pena affrontarla. Sono contentissima che tu abbia gustato la mia fiaba dell'usignola stonata, ultimamente l'ho anche fatta come fumetto trasformando in bianco e nero tutti i disegni. Se vuoi vederli a colori, c'è un altro blog mio, che si intitola L'usignola stonata, vai nei links, fai clic ed aspetta alcuni secondi che carichi perché i disegni sono qualche duecento se non più. La favola è uguale a quella che hai letto su questo blog. Questo se hai tempo e voglia, naturalmente. Un caro saluto.

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