Colombi in estinzione


<Ormai, con i maledetti telefonini e computer, la nostra razza è in estinzione>
disse  il colombo viaggiatore Nerone al suo collega, compagno di osteria
e lontano cugino Rossini, il quale ridacchiò sotto il becco facendo scopa
col sette d’oro, due punti, più la primiera, un punto, più, probabilmente,
anche le carte a lungo, un quarto punto. E così Nerone aveva perduto
cento grammi di granturco pure per quella sera.
Si staccò un parassita piegandosi a palla verso la schiena e lo inghiottì
perché Rossini non gli vedesse l’espressione di disappunto che,
al momento, non era in grado di nascondere.
<Ormai gli umani ci utilizzano soltanto per quelle terribili
gare internazionali. E scommettono somme iperboliche sulle nostre piume>
osservò tubando in falsetto nel tentativo di distrarre dal gioco
l’avversario, che invece continuò a vincere senza ritegno.
<E’ vero> rispose Rossini,  <ma tu non hai davvero il fisico dell’atleta>.
<E tu nemmeno > ritorse Nerone, in coro conclusero:
< Quel lavoro non fa per noi>
e chiamarono l’oste perché il vino era già finito.
Egli si accostò cerimonioso, lasciando la moglie al banco.
Era un grassone col ciuffo, segno, sosteneva lui, di origini nobiliari,
mentre l’ostessa era una colomba minuta, il cui nome era  Bianchina,
essendo candida tranne per qualche penna sulla coda, che lei decolorava
di nascosto, la notte, quando il marito dormiva, con un miscuglio di acqua
ossigenata e ammoniaca, per sembrare tutta bianca e bionda come era di moda.
<Bella donna> commentò Rossini senza staccarle di dosso due occhietti tondi
e rossi, era difatti un colombo rosso e per questo si chiamava Rossini.
<Non la guardare, è sposata> sussurrò Nerone, che invece era un colombo nero
con superbe iridescenze e per questo si chiamava Nerone. Tutti i colombi,
il giorno del matrimonio, aggiungono un voto di assoluta fedeltà.
<Lo so, lo so> borbottò malcontento Rossini, senza però distogliere gli occhi dall’ostessa, che del resto piaceva pure, e molto, a Nerone, il quale,
nel suo segreto più inconfessato, era geloso dell’altro.
Con atteggiamento derelitto da uomo distrutto, Rossini aggiunse:
<E così siamo senza lavoro tutti e due, nessuno si scambia più messaggi
per mezzo delle nostre zampe>.
<E così sono costretto a giocare a carte con te per passarmi le serate
in qualche modo> brontolò Nerone rabbioso.
Finirono quest’altra bottiglia e rimasero a lungo in silenzio, Nerone
con la testa fra le zampe, appoggiato sul vetro del tavolino e Rossini
stretto alla bottiglia vuota. Si fece tardi.
Si appisolarono con l’alito puzzolente di vino, che formò due aloni
accanto ai loro becchi socchiusi.
L’oste si avvicinò accarezzandosi il ciuffo per tenerlo ritto,
non l’avrebbe confessato a nessuno, ma era solo un toupet. Ogni notte,
quando sua moglie dormiva, lo toglieva e si grattava, visto che gli portava
un bel prurito. Era un colombo a macchie bianche, grigie, rossastre e nere,
segno plebeo, per questo ci teneva tanto al ciuffo, tutti, invece,
lo chiamavano Arlecchino e sbavavano per sua moglie, della quale egli
era gelosissimo, anche se non avrebbe mai confessato a nessuno
nemmeno questa cosa.
<Vi porto ancora vino?> gridò ai due colombi viaggiatori, che si
risvegliarono di colpo, significava:
<E’ tardi, ho sonno, mia moglie ha sonno, devo chiudere, o pagate ancora o ve ne andate subito, visto che ci siete rimasti solo voi>.
Se ne andarono abbracciati per sostenersi l’uno con l’altro, dondolanti
e cantando a squarciagola l’inno delle colombe, che inizia così:
“Siamo fedeli, siamo le migliori, siamo le più belle, non tradiamo mai“.
L’indomani mattina, smaltita la sbronza, Rossini si fece trovare davanti alla
porta del nido di Nerone e lo bloccò quando lo vide uscire. Portava un
elegante messaggio profumato legato alla zampa con un nastro rosso
ed aveva il becco all’aria.
<Tu mi devi cento grammi di granturco che ho vinto ieri sera> tubò a voce alta, sicché i colombi estranei di passaggio sentirono e si girarono. Rossini sapeva
che Nerone era molto legato alle buone figure.
<Ma ti ho pagato subito, ieri sera> provò a mentire l’altro, cosa che però,
come al solito, non gli riuscì per niente.
Non poteva staccare gli occhi da quel messaggio. Rossini esibì la zampa:
<Il mio padroncino è innamorato, porto la lettera alla sua bella>.
Il suo padroncino si chiamava Enzo ed aveva tredici anni, la bella ne contava
dodici. Fra gli umani erano ancora praticamente bambini.
Questo, però, non lo disse. Sollevò ancora di più la testa.
Nerone gli dovette contare il granturco dando fondo alle ultime riserve.
Allora Rossini fece il signore:
<Lascia stare, tienilo, sennò oggi resti morto di fame. Perché non vieni con me? Potresti diventare il colombo viaggiatore della ragazza, sarebbe un buon lavoro>.
Di fronte a questa speranza, Nerone l’abbracciò dimenticando ogni rancore.
Così vissero felici,  contenti e benestanti, andando e venendo con messaggi e, talvolta, anche con qualche fiore o cioccolatino oppure sigaretta  legati alle
zampe, si sa che questo i telefonini e i computer non possono farlo.
Avere un proprio colombo viaggiatore  divenne una moda fra i giovanissimi,
Rossini e Nerone non persero più tempo giocando, ubriacandosi e concupendo
le donne degli altri, si formarono una famiglia scegliendo entrambi una moglie bianca, come avevano sempre sognato, ed ignorarono per tutta la vita che
le giuste consorti, la notte, quando i mariti ronfavano, si decoloravano alcune
piume scure in modo da sembrare maggiormente alla moda, ma convintissime
di farlo per amore dei rispettivi coniugi.
 

                                                        Domenica Luise
 

 

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14 thoughts on “Colombi in estinzione

  1. Proprio in estinzione, cara Mimma! Tempi passati, molto passati quando le missive amorose viaggiavano appese al becco dei mitici colombi viaggiatori. L'attuale tecnologia ha facilitato le comunicazioni, ma ha spento quel fascino romantico dell'attesa.La tua favola è stupenda per la morale e per la scrittura così coinvolgente e fluida: leggerti vuol dire, estraniarsi dalla realtà per immergersi nella tua.ti saluto affettuosamenteannamaria

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  2. Non uso il telefonino, quasi uno scandalo per chi mi conosce sono uno dei pochi rimasti su questa terra. Una ventina di anni fa ho liberato una coppia di tortorelle che un amico mi aveva regalato con tanto di gabbietta. Loro invece di andarsene han scelto per dimora la cima del mio cedro e han cominciato a tubare in libertà sovrappopolando in questi anni il paese in cui abito.Sono conosciuto come  il Falconiere ma non posso catturare i colombi e le cugine tortore,  i miei falchi catturano telefonini e li fanno precipitare nel vuoto. Ma i telefonini prolificano più dei colombi, piccioni e tortore mannaggia!!!!!Il falconiere 

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  3. hahahahah!….mi hai fatto ridere e sorridere.se pure con un commento-flash vengo perfino sloggata a commentare.ho riacceso un attimo, si fa per dire, 15 minuti il conteggio minimo di ?sta chiavetta di connessione.spero di riavere presto la mia adsl, sob!comunque il racconto adesso me lo salvo sul pc così me lo rileggo con calma.bacicristina

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  4. Per quanto riguarda il telefonino, nemmeno io sono una grande cliente. Debbo scegliere: o chiacchiero oppure creo. Il creare mi assorbe. E quindi, santa pazienza. Per quanto invece riguarda le mie favole, immaginare gli animali come incarnazioni dei pregi e difetti umani sdrammatizza ironicamente o sarcasticamente, secondo i casi e le circostanze, quello che è il comportamento umano. Questo non è nuovo nella storia letteraria, mentre è fondamentale il come si sente e si rende vivo con la scrittura un mondo fantastico. Ci pensate? Se davvero i ragazzi tornassero ai colombi viaggiatori per scambiarsi, che so, l'ultima compilation oppure il bacio con la carticella romantica dentro, ci guadagnerebbero tutti tranne i gestori telefonici. Sarebbe molto carino. Alleverebbero colombi invece di vivere convulsamente e avrebbero un contatto con la natura. E forse direbbero meno parolacce. Si potrebbero anche passare l'ultima versione di greco…no, questo non si fa.

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  5. Ho cominciato a ridere all'inizio e smesso alla fine. Questi colombi che giocano a scopa sono simpaticissimi, come tutta la storia. Fervida fantasia positiva Mimma, davvero. Grazie per questa letturaciaofranca

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  6. Vuoi sapere come stanno davvero le cose? Allora, io leggo e prendo mooooolto sul serio la cosa. E mi dico: ok, l'ha voluto lei! Allora stavolta il commentino glielo mando con un bel colombino.Ne ho preso uno di quelli che mi tubano tutte le mattine sulla mia finestra della cucina, aspettando qualche briciola, e prima di tutto l'ho accarezzato per addolcirlo, poi, mansueto mansueto come si è sistemato sulle mie gambe, ne ho approfittato per "variopingergli" le alucce e le altre penne e piumette visibili. L'ho "arcobalenato" così bene che sembrava una nuova specie di pennuto!!!Dopo di che, ho scritto un commentino e gliel'ho legato alla zampetta destra. Per paura che in tutto il lungo tragitto prendesse qualche goccia di pioggia ho anche avvolto il commentino in un sacchettino minuscolo di plastica trasparente, così era al sicuro.Poi, l'ho cibato bene bene, che non finiva più di spaparanzarsi con la sua bella pancetta, (il pancino, insomma…) e l'ho salutato con amore, raccomandandogli di portare il messaggio proprio sulla tua finestra della cucina, attirando la tua attenzione con colpetti di becco.Lui annuiva, gliel'ho ripetuto due volte per essere sicura che avesse capito e voilà! ha preso il volo!!! La direzione era giusta già in partenza e così non mi sono più preoccupata.Poi mi sono detta: aspetterò qualche giorno e, quando Mimma avrà letto il messaggio colombiano, arriverà sul suo blog a meravigliarsi e far meravigliare gli amici che leggono o scrivono qualcosa riguardo ai suoi post, riportando la notizia e dandole risalto, come sa ben fare lei! Magari avrà scattato qualche bella foto al mio colombino e la posterà, per dimostrare la verità scientifica della cosa!!! :-)))Ma ora sono passati tre giorni pieni e non succede ancora  niente.Allora due sono le cose: o il colombino non ha capito niente e si è perso nei cieli dello stivale, o è ancora troppo presto per aver compiuto la missione e fare ritorno a casa.Forse dovrei aspettare qualche giorno ancora. In ogni caso, stamattina mi sono detta che avrei dovuto avvisarti dell'accaduto e così eccomi qua. Però, mi sa che la fretta,  a cui siamo abituati ora, ci consente qualche vantaggio in più.La cosa è di quelle che lasciano un grosso dubbio amletico!!! Ma forse è meglio farsene un baffo.Un po' per fare il verso a un certo qual Wittgenstein , è come dire:Dare un senso al senso.Dare un non-senso al senso.Dare un senso al non-senso.Dare un non-senso al nonsenso.Dare un senso al senso del non-senso.Dare un non-senso al senso del nonsenso.Dare un senso al non-senso del senso.Dare un non-senso al nonsenso del senso.Solo sbattendosenedel senso e del non-sensola vita ha ancora un senso.Ecco, così l'abbiamo fatta grossa stamattina, io e il colombino.Ciao, Mimma, volevo divertirti un po' con questa "bufalina". Per farti sorridere, come ho sorriso anche io al tuo "ripristino del tempo perduto"!Buona giornata e buona settimana!Wilma.

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  7. hahahahahami sono divertita un mondo alla colombinata di Wilma!ovviamente prima ancora con il tuo sapido racconto…Wilma il colombo non è ancora arrivato perché ha prima fatto una sosta qui da me, allroa ho preso anch'io un foglietto e gliel'ho sistemato nel sacchettino, era un pò infastidito, in verità, ma poi gli ho dato un po' di mais e si è riconfortato.ora sta volando alla volta di Mimma.ciao, belle ragazzevvbcri

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  8. Buonasera, signore, grazie dei vostri commenti e soprattutto del vostro divertimento. Allora: aspettavo la sarta Giusy, mia amica, con la quale stiamo procedendo ad un'operazione di baratto, io le faccio un olio su tela e lei mi stringe il guardaroba che, con una ventina di chili in meno, mi pende e avanza da tutte le parti. All'improvviso c'è stato, dietro la finestra, un convulso ticchettare, sta a vedere, ho pensato, che è di nuovo l'arcangelo con una qualche missione impossibile. Invece mi sono incontrata, occhi negli occhi, con un colombo spettinato, affamato e arrabbiato, dice che attraversando lo stretto di Messina ha digerito tutto il mais di Wilma e di Cristina, ma che era riuscito a salvare i commenti. Così gli ho preparato la merenda, che ha fatto fuori in quattro e quattr'otto e l'ho fotografato perché le sue piume erano proprio coloratissime, un'opera d'arte. Mi ha detto che i commenti erano contrassegno e ha voluto sedici euro di spese postali.

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  9. Eh, no! Questo non si fa! Non doveva chiederti niente, che diamine! ma se vogliamo perdonarlo…. forse ha sentito l'aria della Sicilia… aha!aha!ahah!!!Meglio il Pc, qui nessuno chiede niente, prende e va e se vuole ritorna, come me in questo momento. Però, devo dire che lo immaginavo che quel birbante si fosse fermato da Cristina! E così mi spiego il suo ritardo. Ma per fortuna ti ha recapitato i messaggi! Evviva! Ciao, bella serata, Mimma!Ma quando ritorna lo sistemo a dovere, altro che arcobaleno, gli faccio solo in un baleno…. so io cosa!!!Bye-bye!Wilma

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  10. Cara Domenicaluise,non ho nulla contro i telefonini che, a volte, servono per comunicare anche cose importanti.Ho comunque molto apprezzato la leggera ed elegante  (l'elegante ironia è ormai merce rara) della Tua fiaba, anche se (scusami, ma nessuno è perfetto)  pur essendo un vero ecologista non condivido la difesa ad oltranza dei piccioni. .Complimenti per  la Tua ars poetica (che traspare dal Tuo scritto).Ciao.Bluewind

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  11. Buonasera, signore e signori, veramente nemmeno io condivido una difesa a oltranza dei piccioni, già quand'ero ragazzina ho letto un articolo su Selezione in cui dicevano quanto fossero pericolosi i loro escrementi sia per i monumenti che per eventuali infezioni. Insomma, l'uomo non dovrebbe nutrirli in tutte le piazze perché altera la catena della vita. Ma qui non è un discorso di ecologia che normalmente faccio quanto poetico.  Piuttosto, benvenuto, Torrevento, grazie e bentornato ogni volta che vorrai.Wilma, anch'io penso che sedici euro per un contrassegno siano davvero troppi, quell'animale è esoso.Francesca 05, sapessi quanta gioia provo quando riesco a divertirvi un po', spero che l'ispirazione continui. E in quanto a te, Cristina, sei un'accaparatrice di simpatia. Un abbraccio affettuoso a tutti e vado a dormire…speriamo. Allo sbadiglio sono appena arrivata, adesso vediamo cosa dice Morfeo e se per questa volta mi risparmia l'insonnia. Vivete felici e riposate tranquilli, sonni d'oro e anche di brillanti.

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  12. Anche i colombi avevano bisogno di sentirsi utili per vivere sereni e finalmente trovarono lavoro entrambi potento così costruire una vita nuova con una compagna…Succede proprio così, senza lavoro si vive allo sbando senza prospettive e ambizioni, ci ho visto la condizione umana in queste vesti piumate molto divertenti. Realtà vestita di fiabaBravissima Mimma, un abbraccio !

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  13. Il lavoro ci realizza, ci fa bene, ci rende utili alle necessità altrui e permette un guadagno economico che ci libera dal triste bisogno. O altrimenti deviamo come i due colombi ubriaconi e giocatori. Se il lavoro non c'è, tanto facciamo che lo inventiamo e, forse, ci azzecchiamo pure. Mai disperarsi né abbandonarsi e nemmeno piangersi addosso.Grazie, Paola, per la tua presenza costante e l'affetto grande.

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