Kalòs

 
Kalòs, in greco, vuol dire “ Bello “ ed una mattina di primavera la professoressa Menichella, insegnante di materie letterarie alla quarta e quinta ginnasio del Liceo classico Marco Tullio Cicerone, decise di chiamare con questo nome un gattino tutto nero, che strillava disperatamente nel bidone dell’immondizia, proprio nel momento in cui lei stava per buttare la spazzatura. Lo raccolse e lo portò a casa.

Pantera sulle pietrePer fortuna era il suo giorno libero dalla scuola. Gli comprò, in farmacia, un biberon per gatti, che è una specie di contagocce, ed incominciò a nutrirlo più o meno regolarmente, notte e giorno, ogni tre ore con latte, acqua e un po’ di zucchero, mistura che il micio sembrava gradire moltissimo. La mattina, quando era al lavoro, veniva sostituita dalla vicina di casa, un’altra vecchia pazza e sola come lei, secondo quanto dicevano i condomini.
Kalòs ebbe in questo modo una casa, anzi due, ed una padrona, anzi due, che stravedevano per lui. Gli comprarono finanche un collarino di vera pelle rossa con la campanella, a causa del quale egli venne invidiato da tutti gli altri gatti del cortile della sua età, ma soltanto fino a che fu cucciolo.
Dopo, osarono chiamarlo “ femminuccia “. Kalòs tanto fece, lavorando di zampe e strusciandosi a tutti i muri, che riuscì a perdere la campanella, ma i compagni continuarono ugualmente a prenderlo in giro per il collare, e di quel colore sgargiante poi. Kalòs tentò di liberarsene, ma proprio non riusciva a sganciare la fibbia.
Era un gatto disperato e umiliato. Fu la sua padrona stessa, una bella mattina d’estate, che glielo tolse perché ne aveva comprato un altro, con la campanella ancora più grossa e rumorosa, ma Kalòs non le diede il tempo di metterglielo e, con un guizzo felino, scappò dalla finestra aperta, col collo libero, finalmente, tra i profumi del caprifoglio e della terra polverosa. Ormai né topi né passerotti gli sarebbero sfuggiti mai più messi all’erta dal suono della campanella.

Prof e KalòsDifatti divenne il terrore dei dintorni ed il gatto dominante del branco. Poiché era molto affezionato alla professoressa che l’aveva cresciuto ed anche all’altra vecchia pazza, faceva loro visita quasi tutti i giorni per pranzare una volta qui ed una volta lì accontentandole tutte e due. Una mattina  Menichella tentò di rimettergli il collare e mal gliene incolse perché stavolta era inverno, la finestra era chiusa, Kalòs scappò sbattendo da tutte le parti, saltò sulla brocca antica di ceramica decorata, che aveva superato indenne due guerre mondiali ed era un caro ricordo della bisnonna, la brocca cadde sulla pianta di croton e le troncò la cima di netto, la professoressa gridò come se la sgozzassero, non si sa se per la brocca o per la pianta oppure per tutte e due, prima di rompersi la brocca batté violentemente sul piatto antico che faceva da sottovaso alla pianta, e così anche il piatto andò in pezzi, Kalòs si rintanò sotto il divano soffiando e miagolando che sembrava una pantera arrabbiata, la padrona lo prese con le buone, gli giurò che, da allora in poi, niente collarino mai più e gli aprì la porta, dalla quale egli sfrecciò come una palla .
Messa in chiaro la faccenda dal collarino, decise di scegliersi una moglie tra tutte le soriane dei bidoni che gli facevano le fusa passeggiandogli sotto casa. Però a Kalòs non piacevano le femmine che cercano marito esplicitamente e così le scartò una per una:  quella rossa perché gli ricordava il colore del collarino, quella grigia tigrata perché era strabica, o così almeno pareva, quella a macchie di tutti i colori perché aveva un’andatura troppo sinuosa per i suoi gusti semplici, quella nera perché gli somigliava troppo e quella bianca perché era troppo truccata. Sbadigliava senza nemmeno mettersi la zampa davanti alla bocca. Fu allora che la vide aggirarsi nella villa della propria padrona, era una nobildonna siamese di razza purissima. Gli occhi verdi di Kalòs scintillarono come due smeraldi e le pupille gli si dilatarono. In un attimo perdette la testa e si innamorò pazzamente, gli artigli si ritirarono, i cuscinetti delle zampe si fecero freddi, la coda si drizzò ed egli subito capì che un gatto da immondizia come lui, sia pure capo branco, non aveva speranze.
Quella era abituata ai più raffinati cibi per gatti del supermercato, aveva il pelo beige e marrone, gli occhi celesti ed era tutta diversa da lui. Non aveva davvero i mezzi per corteggiarla.
Dette un altro sguardo alle gatte  che, intanto, continuavano a fargli su e giù sotto tana: riprese a sbadigliare perché adesso gli piacevano ancor meno.
Timidamente osò volgere gli occhi verso la straordinaria fanciulla, che al momento stava usando una lisca di pesce come stuzzicadenti, e gli tremarono le zampe, tutte e quattro.
Dapprima tentò di dimenticarla, senza riuscirci per niente. Allora decise di fare una cosa assolutamente indegna di un capo branco come lui e venne a patti con il re dei topi.
Essi gli avrebbero portato i resti più squisiti dei ristoranti che stavano nei dintorni ed egli li avrebbe lasciati in pace.
Le tangenti furono tanto abbondanti che Kalòs aprì un’osteria per camionisti ed arricchì rapidamente. Si poté permettere di farsi decolorare tutta la pelliccia all’istituto di bellezza gattesca e fu trasformato in un finto siamese, ma aveva ancora gli occhi verdi. Due lentine del più puro celeste ovviarono all’inconveniente, si procurò un albero genealogico falso (e costosissimo) da tenere sempre in borsello, come fanno tutti i siamesi doc, e fu pronto per presentare la sua richiesta di matrimonio.
Intanto la professoressa Menichella e la sua amica piansero perché il gatto non era più tornato.
Le nozze furono sontuose, gli sposi erano entrambi pazzi l’uno dell’altra e passavano tutte le notti sui tetti a folleggiare. Subito lei restò incinta.
Quando nacquero quattro micini tutti neri, a lutto dalla testa ai piedi, la moglie sembrò impazzire dal dolore.
Appena Kalòs tornò a casa  ella lo accusò, miagolando forte, di averla
ingannata, egli cercò di negare, ma subito confessò: < Non volevo perderti. >
Le raccontò, in ginocchio, tutta la storia, intanto i quattro neonati poppavano avidamente come niente fosse.
< E così ho sposato un plebeo, un bugiardo raccolto da  una vecchia pazza nella spazzatura > urlava lei soffiando, < non ti accostare, sai, non mi toccare, non voglio più vederti. Portami il telefono. >
Egli obbedì prontamente, come del resto aveva sempre fatto per ogni suo desiderio, lei chiamò i carabinieri e lo fece arrestare. Lo portarono via in manette.
Gli fecero le foto segnaletiche e lo chiusero in cella insieme a delinquenti degni di lui.
In tutto quel traffico gli caddero le lentine, che andarono perdute, e si vide subito che gli occhi erano verdi.
< E così hai fatto finta di essere un siamese per cuccarti la nobildonna > miagolò il capoccia, un omone col cranio lucido e pelato, che tutti là dentro sembravano rispettare molto. < Di che colore sei al naturale? >
Per un attimo a Kalòs venne voglia di non rispondergli, ma poi ebbe paura di essere aggredito e confessò che era un gatto nero.
< Allora sei uno iettatore e porti sfortuna > gli rispose quello cercando comunque di attaccare briga, Kalòs non sapeva che fare né che dire, lo salvò il telegiornale, dove stavano raccontando la sua ignobile storia.
Il giorno dopo il secondino gli portò una lettera profumata al “Topo muschiato“, dentro c’era la foto di una gatta incantevole, bianca e nera, che l’aveva visto in televisione e si era innamorata di lui.
Col tempo il pelo di Kalòs tornò del colore naturale. Fece amicizia coi compagni di sventura e la gatta della lettera lo andò a trovare. Simpatizzarono. Quando infine egli uscì dopo avere scontato il debito con la società, la trovò ad aspettarlo in una piccola utilitaria, che si era comprata con i propri guadagni di avvocatessa alle prime armi. Sul sedile posteriore c’erano i suoi quattro bambini, che dormivano in un cesto: < Il tribunale ti ha assegnato i tuoi figli perché erano stati abbandonati dalla madre > disse la ragazza mettendo in moto. Kalòs inghiottì a vuoto, a disagio.
Adesso lei, bella com’era, non avrebbe più voluto un gatto nero con quattro figli neri, pensò.
< I piccoli sono deliziosi, educati, affettuosi > aggiunse la fanciulla sorridendo, < mi vuoi sposare? > gli chiese, < il tuo primo matrimonio è stato dichiarato nullo perché avevi mentito. >
Egli sentì una lacrima quasi umana che gli scivolava da un occhio, a destra o a sinistra, non sapeva.
< Sì, cara > rispose, < grazie, cara. >
Durante il viaggio di nozze fecero una visita alle due vecchie pazze, che li invitarono a pranzo insieme ai figli, e vissero sempre felici e contenti.
Perché spesso, a sapere guardare nella vita, tutto ricomincia proprio quando sembra che non ci sia più niente da fare.

Autoritratto di Mimma con Kalòs
            
                                                                     Domenica Luise
                        (Autoritratto ad olio su tela di Domenica Luise;
                                       fotografie di Domenica Luise e Maria Perrini)

 
 
 

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22 pensieri su “Kalòs

  1. sei unica!solo tu puoi pensare cose e situazioni simili!ma come ti vengono?…le lentine al gatto…la galera, la gatta innamorata…sei speciale, proprio.un abbracciocri

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  2. Mimma  mia cosa hai potuto combinare questa volta!!!!!!Ma cos'hai al posto del cervello, una centrale nucleare?Sai, a volte penso che una fantasia così fervida non l'aveva neanche Leonardo da Vinci.Il racconto è bellissimo, pieno zeppo di colpi di scena, di insegnamenti, quello che dici alla fine ti rende non grande ma immensa.Grazie, mi hai risollevato il morale. Come faremmo senza di te?SMACK!!!!!   Rossella

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  3. Ah, ah, ah, sono contenta che vi divertiate un po'. Kalòs è stato il mio micione per molti anni, fino a quando è morto per raggiunti e sorpassati limiti di età, affettuosamente assistito dalla sua sorella umana.Fratello gatto: è vero che è stato trovato nella spazzatura, ma da mia sorella Iole e dai miei nipoti, allora bambini entrambi, insieme a due fratellini neri come lui e una sorella grigia a strisce.Gridavano selvaggiamente e sono stati cresciuti tutti col biberon ogni tre ore. Io ne ho richiesto uno e Iole me l'ha portato con un fiocco fucsia al collo più grande di lui.Gli piaceva saltarmi sulle ginocchia, appoggiarsi sul mio petto e fare le fusa, proprio come nella foto da cui ho tratto il mio autoritratto con lui.Portava davvero il collarino, che poi ho tolto per paura che, vivendo in giardino libero, potesse impigliarsi da qualche parte e farsi male.La vicenda della pianta di croton è avvenuta proprio come l'ho raccontata. Poi, del piatto antico (che era comunque tutto bianco) rotto ho fatto un recupero particolare ricoprendolo con un mosaico di mattonelle, adesso è un oggetto d'arte. Sopra ci ho messo un vaso da fiori pure rotto, incollato e decorato nello stesso modo, mi piacciono le cose vecchie che rinascono.Kalòs, allora, fece quel salto distruttivo perché spaventato da Loretta,  la mia colf, che non conosceva, proveniente dalla cucina e apparsa all'improvviso davanti a lui.Anche l'anfora è stata incollata con l'attak e posta su uno scaffale in alto, irraggiungibile a gatti e curiosi.Il croton, drasticamentee potato, ha messo fuori germogli e foglie nuovi, una meraviglia, sembrava un alberello in miniatura. Sarà durato più di quindici anni, ne comprerò un altro.Ho scritto questa favola per ricordare un amico gatto passato morbidamente nella mia vita.

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  4. Hai personificato il tuo gatto intrecciando per lui una storia umana. Che dirti, cara Mimma, ogni volta che ti leggo mi stupisco per la tua fantasia piacevolissima. In questa favola che parla sicuramente del tuo amato gatto Kalòs al quale hai dato ospitalità e tanto amore, vi è una bella morale ed è tutta nel finale. Le lentine poi, che goduria, alcuni… ricorrono a questi stratagemmi.Il quadro è stupendo, come anche le fotografie, un bel soggetto la professoressa.affettuosamenteannamaria

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  5. Sono così contenta di avervi divagati un po', ma se sapeste quanto mi diverto da me nel momento in cui mi immergo in questi strani mondi della fantasia. Stamattina hanno montato i termosifoni nuovi nella zona della casa già restaurata, a giorni appenderemo i quadri che per adesso sto scegliendo e ripulendo ben bene, poi arriverà il salotto tappezzato di fresco, incomincio a vedere non dico la conclusione delle fatiche di Ercolina, ma almeno una piccola luce lontana lontana.

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  6. zietta sono la tua "nipotina"..volevo solo dirti che sei fantastica,come sempre del resto!E' stato così bello vedere le foto di kalossino duci..e pensare che l'ho preso che aveva gli occhietti chiusi ancora per quanto era piccino…dolcezza..ti ha amata fino all'ultimo giorno della sua vita!!!E' magnifico quanto gli animali possano essere in grado di adoroarci e forse è incomprensibile per molti di noi  visto che il loro è affetto incondizionato e totalmente gratuito…tvb tua nipotina

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  7. Buongiorno a tutti, ieri sera sono crollata presto e stamattina alle tre mi sono messa in azione: alzata in camicia da notte e camiciola larga di sopra, solita colazione quando ne ho avuto voglia, preparazione e sistemazione del nuovo post appena collocato su questo blog, alla fine eccomi qui per dirvi ciao. Mariachiara bellissima, sì, so quanto fossero piccini Kalòs e i suoi fratelli quando li avete salvati e quanto amore ci abbiano dato. Kalòs ha fatto le fusa tra le mie braccia fino a poco prima di morire ed ha inseguito il sole con le ultime forze passando dal divano alla poltrona, infine l'ho messo nella sua cuccia ed è spirato nell'attimo in cui mi sono allontanata. La tristezza della fine, normale per tutti i viventi su questa terra, non ha tolto nulla alla bellezza dei ricordi.Francesca, divertire e commuovere è una grande gioia per me. L'anima si consola e diventa più forte.Voglio dire l'anima di tutte noi: la mia e la vostra.Annarita, bentornata, bentornatissima, molto più bentornatissima assai.

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  8. Ciao carissimafavola veramente bellapoi anche vera!Sei straordinaria nei tuoi raccontiè un momento di pace venirti a leggere, riscalda il cuore.Un sorrisoun abbraccioChiara

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  9. Che bello venire a trovarti Mimma, si sta così bene qui da te. Poi lo sai che stravedo per le tue fiabe..e per i gatti.Non ho mai avuto un siamese, ma gatti "europei" neri, bianchi, tigrati, rossi…sono capitati sempre per caso nella mia vita…e con me restavano sino alla fine.Ora ne ho due.Ciao Usignola, attenta ai gatti…non vorrei che si facessero le unghie con le tue piume…ehehehUn abbracciofrantzisca

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  10. E quando la favola sembra finita scivoli in giù e appare l'autrice con un sorriso di chi la sa lunga…ma lungaaaa…e una luce che si diffonde dall'interiore all'esteriore, avvolgente.E' una bella favola che piacerà molto anche ai bambini, visto il loro amore viscerale per gli animali.ciaofranca

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  11. Buongiorno, ragazze, grazie anche dal mio Kalossino, che vi fa le fusa dal paradiso dei gatti. Mi manca insieme a tutti i miei più cari. Che strana cosa il funzionamento della vita e della morte.Oggi dopo pranzo vengono due operai per appendere i quadri, che sono numerosi. Questa casa è stata costruita nel primo novecento ed è fatta di mattoni pieni, ci vuole il trapano per fare un buco nel muro. Comunque li sto preparando, che significa lavarli e asciugarli uno per uno scegliendo quali voglio mettere di qua e quali nell'ingresso. Ne ho alcuni di papà, uno di Iole, uno di Mariachiara, un lavoro a punto croce di zia Maria ed un pezzo di lenzuolo ricamato dalla mamma, che ho fatto incorniciare per ricordo, a questi ho destinato una parete ad angolo, il resto è tutta roba mia.È da ieri che sto lavorando e in questo momento ho ceduto alla stanchezza e mi riposo rispondendo ai vostri commenti.Un abbraccio affettuoso.

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  12. Davvero una bella favola Mimma, mi è piaciuta tanto e questo micio della storia mi sta molto simpatico: quante sciocchezze si fanno per amore e poi Ti voltano pure le spalle. Meglio non mentire ed essere se stessi, ma si sa, finchè non ci sbattiamo il muso non lo si capisce.Bellissimo lieto fine e tu bellissima che  abbracci il tuo amico micio tutto nero !Sono sicura che con la tua fantasia hai fatto proprio un bel lavoro a casa, l'hai rimessa  tutta  a nuovo, è una bella soddisfazione !Kiss 

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  13. Grazie, Paola, per la tua presenza e l'amicizia che scambiamo. Sì, per amore si fanno molte follie, ci siamo passati tutti, almeno quelli fortunati. Chi non ha perduto, una volta, il lume della ragione? L'amore è un privilegio.La casa sta venendo carina, un po' pasticciata come la sua padrona.Io mi ci sento bene e tanto mi basta.Adesso che sono nuovamente circondata di quadri mi sento più protetta.Buonanotte a tutti, un abbraccio fraterno.

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