Mimma e Cristina sulla luna

 
Preoccupata perché la sua amica si era tinta i capelli di biondo,
ma non li sopportava e adesso li stava crescendo per farli tornare bianchi,
a Mimma parve che Cristina, con l’età, avesse perduto il senno.
In fondo, tuttavia, era strano che una così piccola cosa (biondi o bianchi questi capelli?) potesse sembrarle così determinante. “Forse, con l’età, ho perduto il senno anch’io“ pensò Mimma pranzando col solito minestrone scondito per
dimagrire e fare rientrare il colesterolo, ”Guarda tu se debbo torturarmi
con la dieta invece di spassarmela, come sarebbe giusto dopo una vita sulla
cattedra a domare diavoli, sia pure amorosamente“.
Quella sera Mimma si addormentò profondamente fuori orario, sarebbe a dire
che per le ventuno già ronfava abbracciata al proprio cuscino di piume.
D’un tratto la svegliò una serie di nitriti dietro la finestra della camera da letto, dove proprio non poteva esserci alcun cavallo visto che il giardino era recintato
fino a oltre due metri di altezza e il cancello rigorosamente chiuso.
Davanti c’era la Nazionale per Palermo, un tratto bello dritto dove le macchine
e i camion sfrecciavano notte e giorno, poco adatta come ippodromo.
“Sto sognando“ pensò Mimma. Dette una strizzata al cuscino e richiuse gli occhi. Mormorò una preghiera: “Signore, pensa tu ai miei amici virtuali“,
e stava per riaddormentarsi, quando: toc, toc, toc.
<Chi è?> sbadigliò Mimma, intanto si ripeterono i nitriti.
<Sono io a cavallo> disse una voce fin troppo nota.
<Francesco Pasticcio, pardon, arcangelo, eccellenza> rispose Mimma,
e afferrò la vestaglia.
<Non perdere tempo, vestiti subito, andiamo sulla luna a prendere il senno
di Cristina. Fa ancora fresco, mettiti un pantalone pesante,
la camicetta di felpatino e una giacca di lana>.
Poco dopo Mimma aprì le imposte, l’arcangelo, quella notte, indossava una tuta celeste con maniche a sbuffo ed un mantello in tinta. Stava a cavalcioni su un
cavallo bianchissimo, che portava una stella d’argento sospesa sulla fronte.
<Piacere, signora, io sono l’ippogrifo> nitrì il cavallo porgendole una zampa,
anche gli zoccoli erano d’argento o così sembrava.
<Piacere, sono Mimma> rispose lei e gli strinse la mano o la zampa o quello che era.
Sembrava così umano, soltanto Mimma non capì se fosse il cavallo a parlare
oppure lei a nitrire e come si potessero comprendere.
<Sei preoccupato anche tu per Cristina?> chiese Mimma a Francesco Pasticcio.
<Perché, cos’ha combinato stavolta, che ha scritto? In Paradiso abbiamo letto
tutto e ci è molto piaciuto, specialmente il divertissement del sottoblosco>.
<Dice che vuole rifarsi i capelli bianchi, dimagrire di dieci chili e innamorarsi>.
<E tu, invece?>
<Io i capelli me li tingo  scrupolosamente, voglio dimagrire di dieci chili, ma non penso di innamorarmi alla mia età. Amo la vita in genere e il prossimo>.
<Ah, sì, allora ti senti in regola>. Francesco Pasticcio ebbe un tono sarcastico, che non sfuggì alla presunta poetessa, la quale cambiò subito discorso:
<Che fanno i tuoi angioletti portabandiera?> chiese montando sulla groppa dell’ippogrifo non senza una certa fatica.
<Dormono> rispose Ciccino laconico.
L’ippogrifo srotolò due ali immense e partirono. La luna era più bucherellata che mai e tutt’intorno c’erano parecchi scaffali pieni di bottiglie e bottiglioni con dentro il senno umano.
<Ludovico Ariosto aveva scritto il vero> osservò Mimma leggendo le targhette.
“Senno di Iole innamorata del suo Pepè“, “Senno di papa“,
<Lì manca l’accento sulla a> affermò Mimma, <Ti pare?> rispose Ciccino. Il senno dei politicanti era così abbondante che Mimma si chiese come potesse essergliene rimasto un poco per guidare, in qualche modo, la nazione. In quanto alle damigiane del senno dei poeti erano innumerevoli, <Come faccio a trovare quello di Cristina?>, mentre cercava l’incontrò viso a viso e la riconobbe dai capelli mezzi biondi e mezzi bianchi, puntarono l’una il dito verso l’altra e dissero: <Tu quiiiiii!>
<Che ci sei venuta a fare?>
<A cercare il tuo senno, e tu?>
<A cercare il tuo senno>.
<E come ci sei venuta?>
Entrambe si voltarono  verso Ciccino e dissero in coro :<Con lui, sull’ippogrifo>.
<Ha bussato alla mia finestra>.
<Anche a me, anche a me>.
<Mi ha detto di vestirmi pesante perché c’era freschetto>.
<Anche a me, anche a me>.
<E poi siamo partiti sull’ippogrifo, che parla>.
<Pure io, pure io>.
<Bando alle ciance> disse Francesco Pasticcio, <prendete il vostro senno e
andiamocene>.
<Ma quelle due botti sono pesantissime>.
<Come facciamo?>
<Spillatene un po’ in queste due bottigline, mischiatelo e insieme otterrete il senno che vi serve> fece Ciccino
<E se facciamo corto circuito? Tu sai come la pensiamo, quella è cattolica> disse Cristina puntando un dito contro Mimma, la quale divenne scarlatta.
<E tu sei agnostica> rispose tentando di ghignare efficacemente, era più alta e più grossa di Cristina, che indietreggiò.
<Ragazze, smettetela> nitrì l’ipogrifo con tono acquietante.
<Io non mescolo il mio senno col tuo>.
<Io nemmeno>.
<Ecco>, concluse Mimma con accento siciliano.
<Va’ a magna’  er sapone> disse Cristina con accento romano.
<Allora caricatevi ognuna del vostro senno> concluse Ciccino.
Mimma e Cristina guardarono le botti, che erano di colore diverso, ma grosse uguali.
<Tu sai bene che non è possibile> affermarono in coro.
<Stavolta ho fatto un viaggio inutile> considerò l’ippogrifo, <potevo restarmene nella stalla, a fare l’amore con mia moglie. Vogliamo un bambino, noi>.
A Mimma e Cristina scappò da ridere e gli fecero gli auguri di felicità e figli maschi, l’ippogrifo era di larghe vedute e rispose che anche una femmina sarebbe andata benone.



<Per quanto riguarda il vostro problema> aggiunse caracollando distrattamente,
<mica dovete mettere in comune le idee, la religione e che so io, ma soltanto l’amore fraterno che vi lega>.

<Io ti voglio bene> disse Mimma a Cristina.
<Io pure> rispose Cristina.
<E questo è l’importante, li mescolate o no questi senni?> fece Ciccino con un piccolo tono impaziente che non sfuggì alle poetesse.
Mimma e Cristina andarono ognuna a stappare la propria botte.
<Non capisco> disse Mimma, <il mio vino è grigio verde e puzza di aceto>.
<Non capisco> disse Cristina, <il mio vino è grigio blu e puzza di aceto>.
Ne mescolarono poche gocce ognuna nella propria bottiglina e subito il liquido assunse un colore rubino sangue di piccione che baluginò come una luce. Un soave effluvio di cantina si diffuse tutt’intorno.
<Non capisco> ripeté Mimma annusando.
<Nemmeno io> affermò Cristina.
<Ed io ancora meno, sono sempre un cavallo, sia pure alato> considerò l’ippogrifo.
Ciccino si mise a ridere: <L’amore trasforma ogni dolore in gioia ed ogni morte in vita> pontificò.
<Un po’ solenne, per i miei gusti, ma vero e bello> rispose Cristina.
Mimma trattenne a stento la battuta che le bruciava sulle labbra: <Mi sembri un prete>.
Meglio non stuzzicare la Cristina che dorme.
Perché quello era un sogno, vero?
Alzò la propria bottiglina:
<Allora abbiamo capito la lezione di stavolta>.
<Noi due insieme diventiamo sagge>.
<Un solo senno. Vuoi brindare con noi ?>
<Ci mancherebbe, io già sono ubriaco d’amore più che abbondantemente> rispose Ciccino. E dette una bottarella all’ippogrifo, che si mise a ridere
srotolando le ali per il ritorno.
 

                                                                   Domenica Luise
 

 
 

Annunci

16 thoughts on “Mimma e Cristina sulla luna

  1. Mimma!!!!sei tremenda!ma come si fa a scrivere di queste cose? come?mi hai fatto scompisciare dal ridere che non ce la facevo più!ho dovuto calmarmi prima di commentare.Ma insomma! adesso poi facciamo pure le cose in tandem senza sapere l'una dell'altra… cos 'e pazz!!!ma ormai niente mi sorprende più… e senno o senza senno, a parte il bene che ti voglio, sono strafelice di essere sempre sorpresa da quello che riesci a cavar fuori dalla tua testa delle meraviglie…però ti faccio notare una cosa: noi il senno lo abbiamo lasciato sulla lunae ti pare che basti quel gocciolino rosso per ragionare ancora?so già che cosa risponderai: meglio amarsi che ragionare…eheheheh…siamo o non siamo lunatiche?…

    Mi piace

  2. Basta, basta quel gocciolino rosso per ragionare bene, l'unione fa la forza. Mia cara compagna di fantasia, sì, è vero, proprio nello stesso giorno abbiamo preso l'ippogrifo entrambe in prosa e in poesia. Adesso che abbiamo messo a posto il nostro senno (????) cosa potrà succedere?

    Mi piace

  3. Io credo, Mimma, che tu abbia bevuto, prima di incontrate Cistina sulla luna per cercare i vostri senni, una pozione che ti ha fatto divenitare GENIO.Dimmi immediatamente come ti sei procurata quella pozione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Le cose che scrivi negli utlimi tempo sanno di paranormale.Complimenti anche a Cristina per l'ironia che ha usato nel commento.Siete due fenomeni. Guai a ritrovare il senno!!!! Sareste rovinate voi e  penalizzati noi che vi leggiamo.Un bacio, Mimma.Rossella

    Mi piace

  4. Grazie, care. E adesso stanotte, quando alla fine mi addormenterò, chissà cosa sognerò, non oso immaginarlo. Forse di regalare il senno raggiunto visto che sono d'accordo con voi: Cristina ed io stiamo bene dissennate.Vivete felici, con ippogrifo o senza.

    Mi piace

  5. Che bello Mimma! Posso fare la dissennata anch'io…bellissimo, divertente frizzante e anche amoroso, ormai non mi sorpendo più, so bene di cosa sei capace quando favoleggi cara usignola.Grazie, grazie, grazie sei unica, menomale che ci sei tu a rallegrare i cuori.frantzisca

    Mi piace

  6. Bellissima e divertente. Le donne spesso si lamentano del loro "senno".A volte troppo poco.A volte con una enne in più.Le poetesse si limitano a cavalcare un ippogrifo e se lo vanno a recuperare sulla luna.Altre non si limitano poi tanto, sganciano qualche milionata e vanno dal chirurgo plastico a rifarsi il "senno".Il falconiere

    Mi piace

  7. Ma certo che dobbiamo stare lieti, voglio che questo blog divenga una terapia. Ecco.Ci siamo stufati delle lagne, enti benefici, meditazioni sulla morte e sul lavoro che non si trova, adesso come fanno i miei figli, terzo mondo, terza età e attualità planetaria, lasciateci riposare la mente, non dico sempre.Almeno due o tre volte alla settimana, qui da me.Se poi mi saltano il ghiribizzo e la mosca al naso, apro il mio terzo blog, anzi lo sto già facendo.La colpa è del poco senno.Falconier, ti pare che avevo capito subito la tua battuta? Sei stato divertentissimo, mi sono fatta due risate. In realtà le donne non hanno capito che agli uomini le cose che sanno di rifatto non piacciono e nemmeno il troppo trucco, gonne corte, ombelichi a prendere aria, velature, allusioni, proposte esplicite. Almeno facciano finta di essere preda, altrimenti non le insegue nessuno.

    Mi piace

  8. Che meraviglia, una bellissima favola divertente! Cominciare la giornata così è molto stimolante e mette di buon'umore e poi con voi due protagoniste è uno spasso. Quanta fantasia hai, cara Mimma, la storia mi è molto piaciuta, mi sembrava di vedervi, la Cristina che non si piace con i capelli tinti e tu che allegramente dispensi parole comprensive e confortanti.Buona giornata, un caro abbraccioannamaria 

    Mi piace

  9. E con ciò buonasera a tutti, signore e signore (un solo signore, vedo), vi faccio un saluto rosicchiando lattuga fresca appena lavata e scondita. Comunque è un semplice dopo cena, ho letto che concilia il sonno, ma per quello non bastava la televisione? Poi magari mi ci aggiungo una mela di quelle verdi, croccanti e saporite. Sono buonissime. Mi era proprio rimasto il pesce sullo stomaco, è inutile, non mi piace. Così ho ammortizzato con frutta e verdura, non potendo aggredire dolci e cioccolatta: chi si contenta NON gode. 

    Mi piace

  10. Che bel racconto, Mimma, molto divertente e saggio ! Ed è tornato pure Ciccino !! Parole sante,  unendo le esperienze e la saggezza si è più forti, ed proprio con lo scambio di opinioni e di idee che ci si arricchisce quando non si ha l'arroganza di sapere già tutto.Spesso nella realtà succede proprio così, non si vuole accettare a priori il punto di vista dell'altro e si rimane chiusi nel proprio bozzolo di egoismo e presunzione.Che belle che siete quando viaggiate insieme, diventate due monelle molto simpatiche :)))baciniiii

    Mi piace

  11. Ed è per la chiusura, cara Paola, che il lago diventa stagno. La stima dell'altro ci salva e permette che, come un grande corpo, la circolazione sanguigna della terra funzioni al massimo, le idee si arricchiscano nel confronto e la poesia vicendevole emerga.

    Mi piace

  12. Ho letto le tue ultime cose, era un po' che non entravo nel tuo blog, mi ha fatto ridere quello del senno sulla luna, scrivi sempre in modo brillante anche se il contenuto ha una morale… Bellissime le foto di Cristina e Coccola. Ciao, buona serata, a domani. Iole.

    Mi piace

  13. Buongiorno, Iole, benvenutaa e sempre bentornata. Stasera, quando ci vediamo, ricordami di spiegarti come fare apparire l'avatar nei commenti, è facilissimo. Un abbraccio e felice giornata.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...