Il pane di Maria


 
 

Maria lo vide arrivare che il sole stava alle sue spalle, sicché Gesù aveva il
volto in ombra. Camminava come se fosse accasciato o si sentisse male o ci fosse
qualcosa di oscuro intorno e dentro di lui. A questa percezione la madre smise di impastare il pane e fissò il figlio, che si avvicinò e la guardò come soleva fare
fin da neonato.
Un lago di beatitudine si dilatò nel cuore di Maria, ma contemporaneamente sentì una punta rovente che le faceva male nel petto.
Si portò davanti una mano infarinata e incrostata di pasta stringendo la mantella come a proteggersi.

Involontariamente, le uscì un piccolo singhiozzo senza lacrime.
Gesù le sorrise con quanta forza aveva, < Vieni qui > mormorò aprendole
le braccia.
Fu come se lei fosse la figlia ed egli il padre, la cullò e
le spiegò che era giunta la sua ora.

Gli occhi della madre si fecero scuri come se riflettessero le nuvole che, in quel momento, coprivano tutto il cielo.
Sbiancò fino alle labbra ed egli dovette sostenerla.
< Mamma > le disse, < tu sola, al mondo, sai come sono realmente nato.Tu hai visto l’angelo e hai creduto e mi hai generato nella stalla.
I lebbrosi, i ciechi e gli zoppi sono guariti, adesso è giunta l’ora che
aspettavamo. Vedi, il pane è già pronto, possiamo infornarlo >.

< Ma se non ho ancora finito di impastarlo, come può essere, figlio? > chiese Maria .
< Anche il forno è pronto > continuò lui con una strana voce febbrile  e lo sguardo lucido, < mamma, voglio fare io le pagnotte >.
Gesù si mise a dare forma al pane, era velocissimo, in ogni pagnotta tagliò
un segno a croce col coltello.

Maria guardava senza stupirsi del miracolo mentre quella punta rovente nel petto
si allargava a dismisura ed era come se ogni croce che egli segnava sulle
pagnotte, contemporaneamente, la ferisse piaga su piaga.

Ebbe un gemito intrattenibile. < Povera mamma > disse Gesù guardandola con
pietà,
< stai per soffrire molto >, ma parlò così piano che ella non poté sentirlo.
Con rapidità convulsa infornò il pane, mentre cuoceva andò a prendere un orciolo
di terracotta, disse che gli servivano il pane e il vino perché quella sera avrebbe festeggiato la pasqua con i suoi apostoli. Era vino buono, che egli stesso si era divertito a pestare, insieme ai discepoli, quel bel giorno della vendemmia,
quando li avevano invitati e si erano divertiti tanto.

Dopo suo figlio era tutto sporco di mosto, sembrava sangue. Maria rabbrividì
anche se il forno cuoceva e c’era caldo. Gesù teneva l’orciolo pieno di vino con entrambe le mani, era un gesto d’amore. < Madre > le disse,
< per questo sono nato in terra >.

Lei non poté rispondere, ma lo guardò. Gesù andò alla dispensa, prese un piatto pulito e un piccolo bicchiere di terracotta, quello dove beveva lui quando era bambino, che era caduto in terra cento volte e non si era mai nemmeno sbeccato.
Giuseppe ci aveva dipinto sopra un fiorellino celeste quando, una volta,
dei ricconi gli fecero fare una culla di legno per il loro primogenito
e gli dettero la pittura perché la colorasse. Ne avanzò un pochino e Giuseppe
l’usò per quel piccolo fiore sul bicchiere di Gesù. Col tempo quel genere
di pittura sbiadiva, ma il fiorellino celeste, dopo tanti anni, sembrava appena
fatto, un pochino irregolare perché Giuseppe non era un grande artista.

Gesù accarezzava il fiore: < Non dici niente, madre? >.
Maria aprì la bocca per rispondere, ma la voce non uscì.
La richiuse e sentì una lacrima fino agli angoli delle labbra. Salata,
come tutte le lacrime umane.

< Dobbiamo farci coraggio, madre > disse Gesù.
Il pane era cotto, egli lo tirò fuori dal forno con la pala di legno e lo mise
sulla tovaglia pulita, già distesa sul tavolo.

Maria si era seduta perché le gambe non la reggevano.
< Come stanno i cagnolini ? > chiese Gesù.
< Bene > sussurrò la madre.
< Accarezzali per me  > disse Lui, e sorrise in modo straziante :
< Fra tre giorni risorgerò > le promise.
< Io… lascia andare me al tuo posto > disse Maria.
< Non posso e non voglio, ma te ne ringrazio come se tu l’avessi fatto > rispose Gesù.
Prese la pagnotta più bella, quella con la croce larga e profonda, ne staccò un piccolo boccone e lo tenne nel palmo delle sue mani, che gli tremavano visibilmente:
< Prendi e mangiane, madre > sussurrò, < questo è il mio corpo. Credi tu, madre,
che io possa trasformarmi in pane per l’umanità? >.

< Credo ad ogni tua parola, figlio > rispose Maria. Egli l’imboccò sempre fissandola. Dopo versò un sorso di vino nel bicchiere col fiore celeste:
< Prendi e bevi, madre > disse, < questo è il mio sangue >.
Maria bevve e subito svenne. Gesù la prese in braccio come un fuscello e l’adagiò sul letto. Dopo mise in un tovagliolo quella pagnotta con la croce tanto grande,
prese l’orciolo del vino che aveva egli stesso pestato il bel giorno della vendemmia, quando sembrava tutto coperto di sangue, ma era mosto, guardò la madre in estasi, sorrise ancora in quel modo, si girò ed uscì per incontrare gli apostoli.

 

                                                              Domenica Luise

Buona Pasqua a tutti, viviamo felici, Dio ci ama.

 

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21 thoughts on “Il pane di Maria

  1. Mimma, è bellissima e commovente questa tua visione di come sono andate le cose allora, poco prima che il fatto dis-umano accadesse.Me ne compiaccio vivamente, non solo perché mi hai introdotta alla Pasqua in arrivo, ma anche perché sto leggendo la Bibbia parola per parola, senza tralasciare neppure tutte quelle ripetizioni continue di cose dette e ridette sempre allo stesso modo, e ne sta venendo fuori (nella mia mente) un ritratto di Gesù entusiasmante: Lui sì, vero uomo che predicava l'amore e per questo messo a morte, perché stava stravolgendo le usanze tribali della comunità in cui era nato.La Bibbia scritta da umani, senza alcuna ispirazione divina, questo è lampante, se vogliamo che Dio non abbia a misurarsi con la cattiveria e la malvagità degli uomini.Gesù interrompe quelle tradizioni da usurpatori del potere dei sacerdoti che già allora spadroneggiavano, attribuendo le loro azioni alla volontà di un Dio che facevano apparire geloso, vendicativo, (e anche ingiusto, avendo "scelto" solo un popolo su tutti…)Basta,  molto meglio seguire Gesù, anche se non ci dovesse aspettare da nessuna parte nessun Padreterno, (non si sa niente di tutto questo con certezza, possiamo e dobbiamo solo sperare) perché solo con l'amore dimostriamo di essere uomini veri e donne vere e ci rendiamo quest'unica vita che abbiamo almeno un po' più accettabile, gradevole, bella, degna di essere davvero vissuta.Buona Pasqua a te e ai tuoi cari, con tutto il cuore.Wilma.

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  2. Cara Mimma, grazie per questo dono: è il tuo cuore a parlare. Anch'io penso sempre al dolore straziante di Maria, al suo essere ai piedi della croce ed assistere impotente al martirio e morte. Tutto doveva compiersi per dimostrare all'uomo che solo con la sofferenza avviene il passaggio alla gioia, avviene il passaggio dalla morte alla vita. Nulla è stato lasciato al caso, la vita terrena è fatta di travagli e di lotte, ma solo dopo si apprezzano le gioie. L'uomo è imperfetto, quando la sua vita scorre sempre beata non ne apprezza più l'importanza, mentre dopo aver patito si riappropria dell'importanza della vita. Dio nella sua infinita bontà ci dona altre opportunità per redimerci e per farci comprendere meglio ha mandato sulla terra suo Figlio che ha avuto parole e comportamenti di vita eterna.Grazie cara, ricambio i tuoi auguri con profondo affetto.annamaria

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  3. e tutto mi sa di miracolo;                           e sono quell'acqua di nube                           che oggi rispecchia nei fossi                           più azzurro il suo pezzo di cielo,                           quel verde che spacca la scorza                           che pure stanotte non c'era.da "Specchio" Salvatore QuasimodoPasqua è il passaggio nella Resurrezione, rinascita nella vita che emerge di nuove speranze, che lo sia per tutti noi             Lunaa

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  4. Si, sicuramente la prima a comunicarsi col Suo corpo fu la madre, quella madre squarciata dal dolore perchè dovette assistere senza poter intervenire, se non col suo amore, al sacrificio estremo del suo figlio innocente e adorato… Quale madre non ha patito vedendo un figlio soffrire? Maria è la mamma simbolo. Mi ha fatto venire i brividi il tuo racconto, mi è sembrato di vederli… Iole.

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  5. Grazie, care, per la vostra presenza. Pasqua, passaggio dalla morte alla vita per tutti quelli che amano sia pure attraverso gli innumerevoli limiti umani. Allora anche i nostri pensieri diventano pane che nutre. 

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  6. Grazie Mimma ! Anche a te i migliori auguri di Buona PasquaQuesto racconto racchiude la fragilità umana di fronte alla sofferenza.Hai descritto la scena deliziosamente facendo sentire  le vibrazioni del sentimento e il mistero della fede…Un abbraccio

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  7. Buonissima Pasqua, mi sono svegliataa, ho guardato l'orologio, poiché non mi riaddormentavo ho acceso il computer ed eccomi qua, gioiosa: Abbiate anche tutti voi il cielo dentro, non viviamo,forse, con  i polmoni per aria e i piedi in terra? Respiriamo il cielo continuamente e, se facciamo del nostro meglio, ce ne trasformiamo. E troveremo modo di darlo agli altri. Proprio come ha fatto Gesù col suo dolore e amore. La dignità umana è grande, a qualunque fede si appartenga.

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  8. Un Gesù che è a sua volta figlio e padre, allo stesso modo di Maria, sua madre, che resta umana eppure pre-sente dentro di sé. Così è l'amore e tale è la sua condivisione: nessun confine e un'unica accezione che tutto sa abbracciare e comprendere, anche quello che ci può apparire disumano, ma forse è solo riflesso di una luce per noi ancora troppo confusa.Grazie Mimma, per questi auguri speciali che hai voluto donare a noi: sorelle, madri, amiche.Ti abbraccioFlavia

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  9. Sì, Flavia: sorella, madre, amica, anche figlia in una meravigliosa completezza d'amore che si può estendere a tutti, uomini e donne. Talora basta un sorriso e una parola di compartecipazione. Vivete felici ogni giorno.

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  10. Cara Mimma, hai impastato il sacro e l'umano in maniera divina. Mi sono commossa. Ogni frase è curata al fine di rendere la semplicità dei gesti e la grandezza dell'amore. Senz'altro uno dei tuoi racconti più belli, per me. Come quella tua poesia della lucerna.ciaofranca

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  11. Francuzza, mi commuove quello che dici, ti sento vicina in maniera speciale. Grazie della tua apertura d'anima. È bello il tuo riferimento a quella poesia, che amo molto: La lucerna. Mi hanno proposto di partecipare ad un'antologia poetica ed ho mandato quattro poesie, fra le quali proprio quella, appena arriva il libro vi avviserò su questo blog.

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  12. Pingback: Azzurra | domenica luise

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