La sardina che volle parlare

 
 
 
Tutta la sua famiglia aveva tradizioni severissime: il silenzio e la modestia
sono segni di intelligenza, buona educazione ed indiscussa fecondità.
Mai un maschio avrebbe voluto una moglie che osasse parlare.
Era concesso soltanto il sì il giorno del matrimonio davanti al prete
e qualche grido, meglio se inarticolato, durante i numerosi parti,
quando proprio la femmina non ne poteva più. I maschi, invece,
parlavano e facevano tutto quello che gli pareva.
Mimmina più cresceva e più se ne disgustava. Cercò un fidanzato che la
lasciasse parlare, magari nel segreto della tana, niente, tutti ne trovavano
cento disposte al silenzio eterno, bramose soltanto
di onorare, servire e contentare il maschio.
Così Mimmina lasciò perdere i mariti con susseguenti parti, pensò che
nel mare c’erano fin troppi avannotti ed incominciò a dedicarsi al
canto lirico, spezzando definitivamente il cuore a mamma e papà,che le avevano
fatto il corredo ed insegnato le faccende domestiche e l’arte culinaria,
compreso il pasticcio di vermi farciti di alghe piccanti.
“ Guarda cosa fa nostra figlia, ha tradito tutte le tradizioni “ , pensava
mamma sardina sentendola gorgheggiare alla televisione. Non aveva mai
detto, a voce alta, nulla di quello che sentiva nell’anima e si limitava a
sospirare piangendo nell’acqua salata lacrime salate. Papà sardo o sardino
o come si dice faceva gli strepiti e chiudeva il televisore, non sopportava
gli abiti da sera con gli spacchi dai quali si vedeva tutta la coda guizzante,
l’ombelico di fuori ed il tatuaggio che Mimmina osava portare
sulla spalla sinistra: una pesciolina che rideva ammiccante.
Venne diseredata ufficialmente in tribunale. Si presentarono, genitori e
figlia, vestiti a lutto stretto, col fazzoletto in mano pronto all’uso.
I rispettivi amici, sostenitori degli uni o dell’altra, si accapigliarono e vennero buttati fuori dall’aula. Restarono loro tre, infelicissimi, per firmare
l’atto di ripudio. La madre svenne e dovettero portarla via in barella,
il padre fece una scenata dimostrando che le sardine, volendo,hanno anch’esse
una voce, soltanto lei rimase apparentemente calma, fredda, decisa:
una vera donna.
 Il grande successo di cantante l’aiutò a tenere conferenze sulla condizione
femminile in tutte le università marine. I maschi la detestavano per la
fluidità del linguaggio, le innovazioni delle idee, l’interesse che riusciva a
suscitare e, contemporaneamente, l’ammiravano per la bellezza e l’invidiavano
per tutto quanto. Una sarda parlante, e che sarda! Sinuosa, con bagliori
argentei ed azzurrini assolutamente mai visti in mare, con due occhi sporgenti
di velluto profondo e le pinne quasi trasparenti, alte e tese all’insù.
Le femmine applaudivano e gli uomini restavano ad occhi spalancati.
Bella era bella, intelligente pure, brava era brava. Accidenti a lei.
Incominciò a partecipare ad un programma di riflessioni politiche alla
televisione: era l’unica sardina parlante, che osasse veramente manifestare il
proprio pensiero senza paura di finire in galera. Ma se non l’arrestarono fu
soltanto per il potere della sua arte, che la rese intoccabile.
Per metterla a tacere tentarono di umiliarla sull’onore diffondendo maldicenze
nei giornaletti scandalistici e servendosi finanche di montaggi fotografici.
Lei mise un detective ed un avvocato: i soldi non le mancavano.
Sbuffava, soffriva, ma perseverava. Fu facile smantellare le false accuse
e lo stesso attore fallito, che si era finto suo amante ottenendo una
momentanea notorietà, si lasciò scappare tutta la verità facendo
anche i nomi dei politicanti che avevano brigato.
Così venne invitata da un partito nuovo, che si chiamava “ La sarda sorgente “,
a mettersi seriamente nella politica per difendere i diritti delle donne.
Sarebbe stata impegnata tutti i giorni ed avrebbe dovuto sacrificare il
radioso avvenire di cantante. Mimmina non ci pensò due volte ed accettò con
entusiasmo. Ai suoi comizi le femmine incominciarono a parlare e quello
che dicevano era bello, interessante, creativo. I maschi dapprima fecero
baraonda, poi si stupirono, poi ascoltarono con interesse, poi risposero e così, finalmente, uomini e donne ebbero un colloquio sincero.
Per suggerimento di Mimmina, si organizzò la costruzione di un orfanotrofio
per gli avannotti abbandonati e di un pensionato per gli anziani in difficoltà economiche. Nessuna sardina mai aveva fatto una cosa del genere.
Tutti i poveri ebbero per lei un amore incondizionato. Le facevano corteo
dovunque andasse e la difendevano col proprio corpo. Mimmina, quando finiva
il comizio, cantava per loro ed anch’essi cantavano con lei.
I politicanti furbi persero terreno ed incominciarono dapprima a fare
finta di passare dalla sua parte, dopo si accorsero che ci si stava bene, anzi che adesso erano davvero felici e contenti e ci restarono volentieri. Nemmeno si ricordarono più di quando l’avevano perseguitata per metterla a tacere.
I genitori la guardavano in televisione e piangevano lacrime salate nel mare
salato, stavolta entrambi in silenzio. Quando si fecero vecchi e nessuno dei
figli li assistette e non ebbero più i mezzi per vivere perché la loro
pensione era troppo misera, lo stato li mandò nell’ospizio costruito
per iniziativa della figlia ripudiata.
Arrivarono poveramente vestiti, ognuno con il proprio avere in una piccola
valigia poiché, per sistemare i figli ingrati, si erano spogliati di tutto.
Vennero accolti dalla direttrice della casa, dal dottore, dalle infermiere,
dalle domestiche, che gli fecero visitare il parco: un luogo incantevole,
pulitissimo, bello. Li accompagnarono nella propria stanza grande, direi
sontuosa, ariosa, c’era un copriletto ricamato a mano sul letto matrimoniale, un armadio con dentro un elegante abito per lui ed una ricca pelliccia per lei, nei cassetti vestaglie e pigiami per entrambi. Ma Mimmina non si fece vedere.
Anche il pranzo fu speciale, nella grande sala elegantemente imbandita.
I due vecchi erano affamati e non gli parve vero di saziarsi, c’era perfino il
pasticcio di vermi ripieni di alghe piccanti, del quale entrambi erano
golosissimi, ma di Mimmina nessuna traccia.
In quel luogo tutti parlavano animatamente, maschi e femmine, così stavolta
la madre osò dire a bassa voce: < Ma dov’è nostra figlia? >
E lui, sullo stesso tono, rispose: < Non ci può mai perdonare >.
< Perché no, papà? > , chiese una voce allegra alle loro spalle. E comparve
una bellissima creatura argentea, guizzante, senz’altro più attraente di
quanto si capisse dalla televisione.
Si abbracciarono piangendo lacrime di mare e vissero a lungo felici,
contenti e parlanti.
 
                                                     Domenica Luise
 
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21 thoughts on “La sardina che volle parlare

  1. mammamia! che bella fiaba!
    però non hai parlato dell’acciuga che l’accompagnava ovunque e le faceva compagnia….
    Acciuga?…Magari!!!!
    Mimmina esilarante, rocambolesca, affascinante, e tutti gli ante e e gli ente che si possono usare…
    chissà se tanti merluzzi e salmoni si riconoscerebbero in questa piùchefiaba.
    Le sardine, tutte; le alici pure, le naselle , le sogliole, etc. etc…
    i tonni in barile.

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  2. Da ora in poi, credo non si potrà mai più dire: "muto come un pesce"!
    Sempre molto originale la nostra Mimma. E profondamente acuta.
    Complimenti signora!
    Ciao,
    Wilma.

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  3. Magari le tue fiabe metaforiche potessero divenire realtà. Cara Mimma
    ci fai sempre sognare e che sogni! Meravigliosi!

    Grazie Mimma, un abbraccio.

    frantzisca

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  4. " Una sarda parlante, e che sarda!"
    E’ una allegra brezzolina questa tua nuova favola. Come mi sono divertita. Penso che stai diventando sempre più brava a raccontare; questa storia la trovo piena di luce, di forza e di speranza. Hai proprio uno spirito fanciullesco e indomito, cara.
    grazie ciao un abbraccio

    franca

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  5. Una storia a lieto fine divertente e bellissima. Che fantasia, cara Mimma, le tue fiabe sono dolcissime, ironiche e con una morale che giunge al cuore.
    Ti lascio un abbraccio riconoscente
    annamaria

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  6. Cristina cara, quanto hai ragione: magari guizzanti come due acciughe sia tu che io.
    OK, Wilma: mai più mute come un pesce. E che accidenti. Ci chiuderebbero la bocca col cemento.
    Io voglio parlare, cantare e anche camminare. Ecco.
    Frantzisca, sognare è una tale gioia. E ci divertiamo insieme.
    Francuzza, quando mi sentirò una polpetta ammaccata penserò allo " spirito indomito " che tu mi attribuisci e cercherò, almeno, di tornare rotonda. Mah.
    Annamaria, sono così contenta che vi divertiate, io quando scrivo queste cose me la spasso decisamente. Sognare, sorridere e ridere ci fa un gran bene.

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  7.  Bellissime le tue……. fiabe.
    Contengono insegnamenti profondi e ricchi
     Se mi dai il permesso ne approfitto  e le prendo in prestito.
    Dopo questa comunque non mangerò sicuramente sarde, avrei il rimorso dopo.
    Un caro saluto dal falconiere

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  8. Oh, le sarde puoi sempre mangiarle, caro falconier, basta che risparmi Mimmina. È occupatissima a tenere comizi negli spiazzi marini dei fondali e tutti le vogliono bene… i sogni non costano nulla. Sorridere insieme ci fa molto più bene che sghignazzare in solitudine. Adesso vengo nel tuo blog a ricambiare la visita, sono una sardina educata, ecco.

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  9. Grazie, Orsola, sei molto cara, però forse anche i sogni hanno un prezzo: il risveglio.
    Comunque, malgrado quello che ci vediamo intorno, mai perdere le speranze. L’amore esiste.
    Da dare gratis, talora perfino da ricevere, specialmente nelle favole.

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  10. Fiaba con metafore bellissime proprio adatta ai nostri giorni.
    Tutti urlano e non si ascoltano mai.
    Speriamo nella sardina, la sua voce è inconfondibile oltre che
    forte è anche tenace.
    W le sardine.
    Un sorriso
    Chiara

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  11. È proprio vero, Chiara, ci sono quelli che gridano sempre tentando di imporsi gonfiando le corde vocali e ci sono gli eterni silenziosi, che non parlano mai. Come di norma succede, l'equilibrio sta nel giusto mezzo: sapere ascoltare e parlare a turno. Chi non ascolta non impara e chi non parla non comunica.
    Buonanotte a tutti: vivete felici e dormite tranquilli.

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  12. Sono Iole, è notte e non riuscivo a dormire, così ho fatto una visita al tuo blog. Mimma si moltiplica, vedo, questa volta è una sardina rivoluzionaria e intelligente. Ma l'essere umano cambierà mai o il mondo è destinato ad estinguersi tristemente per colpa sua? C'è ancora una tale chiusura mentale! Stanotte sono un po' pessimista, speriamo che più tardi nasca il sole e, con lui, un po' più di ottimismo! Baci, a presto.

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  13. Buongiorno, Iole, coraggio e avanti. Proprio ieri mattina avevo il tuo stesso pensiero. Tuttavia la terra è viva, è malata, ma si difenderà da sola, come ha sempre fatto o non esisterebbe da così tanto tempo. Speriamo che l'essere umano, dopo avere preso coscienza del danno commesso, rientri in se stesso e provveda a migliorare le condizioni ambientali rinunciando al proprio facile tornaconto. Intanto, incominciamo nel nostro piccolo. Vado a fare una bella busta di bottiglie di plastica vuote da buttare nei bidoni appositi.
    Oggi è una bella giornata e ciò mi rallegra alquanto.
    Ti telefono nel pomeriggio. Vivi felice. Tua sorella Mimma, non mi ero accorta di essere diventata utente anonimo, adesso non riconosce più la sua " padrona".

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  14. Ciao carissima
    non so tu, ma io detesto portare fuori i sacchi dell'immondizia divisi per oggetti, fuori, in strada.
    Li divido però: umido, carta, plastica, bottiglie di vetro, lattine e pile; abbiamo un giorno per ogni cosa il mercoledi plastica carta e caroni + umido, il sabato secco e bottiglie di vetro e umido e a settimane alterne le lattine + pile. Io divido tutto poi il compito "ingrato" di portare il tutto fuori, lo lascio a mio marito che immancabilmente si lamenta. Non importa, io insisto, e lui va.
    Ti saluto carissima
    buona giornata
    Chiara

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  15. Chiara, mi piace questa suddivisione della spazzatura fra te e tuo marito, ah, ah, ah. L'importante è buttarla, sia pure lamentandosi un po', ed il più civilmente possibile, suddividendola per riciclare il buono. Coraggio, quindi, tanto poi si torna a casa e si fanno le piccole cose quotidiane: la cena, il computer, venire sul blog di Mimma a parlare dei rifiuti urbani. Ah, ah, ah, anche questa è poesia? Io dico di sì.

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  16. Magari i politici avessero questo spirito così onesto e pulito, come la nostra Mimmina, senza  guardare sempre al loro portafoglio, al loro tornaconto. Però è bello sognarlo e immaginarlo un mondo così, vuol dire che c'è ancora tanto pensiero positivo ed è giusto espanderlo, è come gettare semi di buoni frutti…
    Ottimo lavoro, super Mimmina sardina !!!

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  17. Amministrare saggiamente i nostri soldi e le nostre cose è sacrosanto, cara Paola, ma approfittare della propria posizione per prevaricare sui più deboli è tutt'altro. Il disamore è un boomerang che torna sempre indietro a chi l'ha lanciato, proprio come l'amore. Alla fine ci si ritrova con in mano quello che abbiamo meritato.
    Certo, in questa favola ho sognato, eppure le persone oneste e generose esistono anche nella realtà: poche, ma buone.
    E adesso vivete felici tutti quanti, passate una serata lieta, mangiate insieme, non litigate e sappiate perdonarvi gli uni con gli altri, non solo, imparate anche a perdonare voi stessi senza attribuirvi colpe inutili per questo e per quello.
    Piaciuta la predica mimmiana? Viva me.

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