La bocca della verità

 

Avevo cinque o sei anni, la mamma mi aveva portata in visita da una vicina bloccata in casa per l'artrosi, le avevamo fatto la spesa e pagato un vaglia della luce alla posta, loro due parlavano di morti e, all'epoca, per me non esisteva discorso più interessante perché proibito e i grandi abbassavano sempre la voce per non farmi capire, < Tanto i vecchi devono morire > dissi osservando la faccia della vicina, che era decrepita specialmente ai miei occhi infantili. La mamma  mi rimproverò: < Cosa dici? Non deve morire nessuno, né giovane né vecchio >, < Oh, come facciamo? > chiesi sbalordita che sul mondo ci fosse tanto spazio da contenere tutti costoro.

Poi guardai meglio la vicina: < Per esempio lei è vecchia > proclamai, la mamma mi diede un pizzico sotto il tavolo ed io dissi : < Ahi, mi hai fatto male >.

La vicina rise, ma allora non capii perché né mi spiegai il motivo per cui la mamma, invece, quel pomeriggio, piangeva tra le braccia del papà e diceva che aveva una figlia scema.

Ora io ero l'unica femmina, quindi la scema ero io. Mio fratello più piccolo non sapeva ancora leggere nemmeno le vocali, quello sì, era scemo, ma tutti lo preferivano a me. Ne ero gelosissima e non lo nascondevo, ma i grandi non se ne accorgevano.

Conosceva a memoria molte capitali del mondo, che a me non entravano in testa, ed anche cime alpine dai nomi difficilissimi. Io, invece, imparavo tutte le poesie che stavano sul libro della prima elementare, quando le seppi come il Padre nostro e l'ave Maria, se non meglio, mandai a memoria le prose ed  anche l'indice, alla fine dovettero incominciare a regalarmi altri libretti, per farmi stare ferma. Cento novelline, Fatine rosa e principi azzurri, Le fate del giorno e della notte, Bambola, Topolino, avevo una scatola di cartone sotto il letto piena dei miei tesori.

Finalmente il computer mi saziò: a  turno il fratellino giocava ed io ci disegnavo col mouse. Imparai ad usare Paint e salvare i miei capolavori, ma il papà diceva che facevo " cose inutili" mentre il " bambino " aveva intelligenza. Continuai ad esserne gelosa e mi sembrava un gran peccato. Me lo confessavo contrita ed il prete ne sorrideva rassicurandomi.

Così ebbi una qualche difficoltà quando gli dissi che anche lui mi sembrava uno scemo. Da dietro la grata sentii qualcosa che somigliava a una risata malamente trattenuta ed infine il verdetto: ben cinque Salve Regina, che nemmeno mi ricordavo e me le dovetti cercare sul libro di preghiere della mamma, non finivano mai.

La mia vita, da quando avevo memoria, era stata sempre difficile. Ormai tutti mi chiamavano " La bocca della verità " a casa, ma anche a scuola e non ero certa che si trattasse di un complimento.

Un altro episodio significativo capitò a diciotto anni. Ora di Divina Commedia, sesto del Paradiso, canto di sintesi storica, una rogna per me negata da sempre per guerre, politica e simili.

Il professore, uno alto, bianco, allampanato, spiegava appassionatamente ed io mi lamentavo sottovoce soffrendo. Egli era uomo mite, ma non cieco né sordo e mi chiese di ripetere il passo, cosa che eseguii malissimo e decisamente sotto tono, < Non mi piace > declamai.

Allora lui, per farmelo piacere, ripeté il tutto impiegando i seguenti tre quarti d'ora, finì con una chiusa fulminante, come a dire: < Sono bravo, eh? >, ed io confermai < Ma a me non piace >.

Vinto, mi chiese se almeno avessi capito, qui risposi di sì.

Tutte le compagne, alle quali dettavo regolarmente il tema, mi tradirono come Giuda e lodarono il sesto canto del Paradiso, non ce n'era una fuori dal coro. Mi salvò la campanella e nel pomeriggio, sudando sulle note a piè di pagina, fui costretta a studiare anch'io la Divina Commedia come tutti i mortali, senza affidarmi esclusivamente alla spiegazione sentita la mattina ed alla mia indubbia fantasia estetica. Il prof. mi aveva annunciato un'interrogazione e non volevo perdere quello che restava della mia faccia.

Quella volta andò così così e, a mia onta, sul registro venne scritto un misero sei meno, in compenso mi laureai al volo col minimo del tempo necessario e il massimo dei voti, a ottobre iniziai ad insegnare. Intanto mi fidanzai con Giovanni, bello, intelligente, magro, alto e con tanti capelli scuri, occhi inquietanti, del quale non nascosi a nessuno quanto fossi innamorata, parlavo sempre di lui oppure stavo con lui, aspettavo lui, compravo regali per lui dai portachiavi alle caramelle alle felpe alla valigetta di cuoio. Impazzivo di gioia e tutti lo seppero, egli sembrava quasi superiore alle mie manifestazioni di lietezza incondizionata, persona equilibrata, più matura dei suoi anni. Contrariamente alle pessimistiche previsioni di mamma e papà riuscii a sposarlo e di quel giorno ricordo solo che mi sentivo in trance, troppo felice per essere realmente presente a quello che facevo e dicevo, sorpresa che mi avesse proprio voluta, sua moglie davanti a Dio e agli uomini. L'organo suonava, io piangevo e ridevo, mi vidi nel film: una scema tentennante, avevo un'espressione che definire strana è riduttivo.

A ventisei anni, sposata da un anno, in attesa del mio primogenito, da un po' di tempo mio marito, secondo me, trovava scuse per cenare fuori la sera e soffermarsi con vaghi impegni di lavoro. Incominciai a indagare col telefonino e spesso trovavo che teneva spento il suo. Ora il patto tra noi due era della massima sincerità, ma a quanto pareva il baldo giovine giocava sporco in casa e fuori. Imbufalita, capii che interrogarlo poteva fare uscire la storia e spingerlo ad una scelta che non volevo facesse, era mio marito, peggio, ne ero innamorata cotta e intendevo tenermelo. Mi lavai, mi profumai, indossai il negligè dal quale usciva tutta la pancia,  sciolsi i capelli e provai a presentarmi così sui tacchi alti che quasi cascavo, egli scoppiò a ridere intenerito e, quella sera, si addormentò abbracciandomi, coi pizzi neri che mi si stamparono sul seno e bagnati pure perché lui ronfava ed io piangevo sicurissima dell'altra, una moglie queste cose le sente.

Però lo strinsi tutta la notte fortemente, sebbene impedita dalla pancia, che prendeva spazio.

Egli, nel sonno, si lamentò e disse un nome forse di donna che, per quanto impastato, non mi sembrò quello mio. Sbarrai gli occhi e smisi di piangere all'istante.

L'indomani, malgrado la nausea regolamentare, il mal di testa da insonnia e la voglia di restare a letto per autocompatirmi a volontà, andai al Pizzini, dove insegnavo materie letterarie. Era la festa della donna e gli alunni mi regalarono tre rose rosse stupende, una per l'affetto, dissero, una per la promozione e una perché ero donna.

Mai che Giovanni, da quando ci eravamo sposati, fosse arrivato a casa con un fiore. Da fidanzato sì: il rituale era stato eseguito alla perfezione. Va bene, tutti sanno come sono insensibili i maschi, ormai avevo desistito dal tentativo di farglielo capire, tanto mi sbadigliava in faccia. Ma l'avventura extraconiugale no, mai e poi mai, non l'avrei sopportata, meglio che niente ancora fosse accaduto.

Quasi quasi non gli potevo perdonare nemmeno un pensiero una tantum.

Tornai a casa e misi i fiori nel vaso di cristallo sulla consolle antica dell'ingresso, regalo nuziale del povero zio Giacomo, buonanima, che mi voleva bene come a una figlia. Ed io lo ricordavo sempre, < Aiutami >, sussurrai rimettendomi a vomitare e a piangere.

Fu allora che mi venne un'idea. Aprii la bustina e tolsi il biglietto, dove c'erano tutte le firme dei ragazzi. Con rammarico presi un accendino di Giovanni, uscii in balcone come una ladra e lo bruciai accuratamente disperdendone le ceneri al vento per cancellare ogni traccia.

Alle tredici e trenta, come di regola, entrò il coniuge ed esclamò: < Che belle. Chi te le ha regalate? >.

Sentii la mia voce rispondere: < Non lo so. Le ho trovate sulla cattedra stamattina, ma non sono stati i ragazzi, quelli non mi porterebbero nemmeno un mazzo di carciofi >.

< Ai miei tempi, invece, volevamo bene agli insegnanti. E chi ti ha regalato rose rosse? Un ammiratore? >, Giovanni assunse il tono ironico sarcastico, ma sembrava sospettoso.

< Mah, non c'era biglietto dentro la bustina, sopra c'è scritto soltanto il mio nome e cognome > risposi a testa alta e scoprii che una piccola bugia, ogni tanto, ci stava bene. < Non sarai mica geloso > aggiunsi. In contemporanea e con mia sorpresa mi resi conto di quanto fosse facile mentire.

< Io ? Noooooooo > rispose l'amato con la fronte sudata e gli occhi di fuori, < ma lo sanno che sei una donna sposata? >.

< Certo, caro, ma mettiti a tavola che le lasagne si raffreddano >.

Fino a quando le rose non sfiorirono non sembrò tranquillo e non parlò più di cenare fuori con gli amici o per lavoro, cenava con me. Ma una moglie non canta vittoria. Imparai a cucinare, io che odiavo i servizi domestici. Lo coccolavo perché lo amavo e me lo volevo tenere,  caffé a letto tutte le mattine col cucchiaino di panna e il pizzico di zucchero tanto e non più, chi ha mai parlato di moglie schiava per una così piccola cosa? Poi lui scoprì il club dei poeti su Internet ed io divenni pure la sua consigliera letteraria, leggevo tutto quello che mandava, dopo le prime mazzate incominciò a ricevere consensi e poi decisamente lodi, ma era bravissimo e le meritava tutte.  Impiegava ore al computer,  che non aveva né morbidi capelli né labbra procaci e tantomeno scollature. Giovanni la sera dimenticò rapidamente le cene di lavoro e la televisione, soltanto di me non si dimenticava, arrivava a letto verso le ventidue, ventidue e trenta, soddisfattissimo, dopo avere letto poesie e scritto commenti, che non avevano neanche essi capelli, labbra e scollature, io chiudevo subito la televisione.

Superammo senza accorgerci di nulla la crisi del settimo anno ed egli è qui con me, ancora bello, solo un po' spennacchiato e moderatamente ingrassato, quando parlo di qualcuno che è morto con le amiche la mia bambina,  sei anni, dice sempre: < Ma tu e papà non siete vecchi e non dovete mica morire >, < No, no > risponde il maschio, cinque anni, < mamma e papà non muoiono mai >.

Domenica Luise

 

 

29 pensieri su “La bocca della verità

  1. Una storia veramente bella, raccontata con maestria e dolcezza.
    Nel matrimonio il rapporto coniugale non è mai scontato, occorre essere all’erta e conquistarsi il ruolo giorno per giorno, mai demordere. Ci sono matrimoni che si annullano quando mancando gli stimoli,  si appiattisce la vita di coppia.
    Complimenti, è stato un piacere leggerti, come sempre.

    un caro abbraccio
    annamaria

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  2. Che bello, Mimma! Nella prima parte, dove parli della bambina bocca della verità mi son detta: Oddio, Mimma sta parlando di me, ma io non le ho mai raccontato queste cose, come fa a saperle?

    Quindi in quei passi metti in risalto il candore, l’innocenza dei bambini che, proprio perché candidi, dicono sempre e solo la verità, e peccato che poi qualcuno, nel diventare adulto, cambia. Io per mia fortuna o sfortuna non sono cambiata, e ottengo soddisfazioni o dolori per questo.

    Nella seconda parte metti in risalto, invece, la buona volontà di tante donne che "chiudono un occhio o tutti e due", si rimboccano le maniche e riescono a  tenersi l’uomo che amano anche se le ha fatte soffrire. Che dire su questo? Ce ne sono tante, ma proprio tante!!!!!!

    Un bacio, Mimma

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  3. la parte che riguarda la bambina la condivido tutta, so che significa essere persone attente e intelligenti già da piccole.
    Ma il resto non è proprio nelle mie convinzioni.
    cara Mimma, io non sarei mai capace, e mai lo sono stata, di sentirmi assoggettata a un uomo.
    Un marito che tradisce è alla pari con una moglie che fa altrettanto…
    Che l’amore sia lontano in rapporti come questi,  non ci piove.
    Ma forse l’amore, chissà, sarebbe proprio rispettare le scelte di ciascuno, sempre, e non considerarsi reciprocamente proprieta dell’altro.
    Certo mi rendo conto che in una fascia larghissima di maschi, il fatto che la donna sia una preda e l’uomo cacciatore, ha radici ancora profonde…
    Altro che battaglie!
    Se nemmeno il più scarso degli uomini, in tutti i sensi, intellettivamente e fisicamente, si permette di considerarla inferiore, mi dici tu dove sta il senso? dove c’è credibilità ad un simile pregiudizio?
    Ancora di più se ci sono donne che glielo fanno credere!
    Scusami se ho approfittato troppo della tua disponibilità in questo commento… è che c’è una categoria di omuncoli (per fortuna gli uomini veri pensano altrimenti) che si crede davvero superiore per un paio di bargigli nella zona inferiore, quando ce li hanno….
    Ho divagato troppo
    quello che dovevo dire, che il racconto è scritto benissimo, che è un piacere leggerti, lo stavo quasi tralasciando.
    Perdonami.
    sai che sono anch’io la bocca della verità!

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  4. Buon pomeriggio, signore, benvenute e sempre bentornate. Sì: maschio e femmina, nel tradire, sono alla pari eticamente ognuno col suo stile, però ci può anche essere una sbandata, che ingigantisce nel quotidiano se non si pone subito rimedio, qui la moglie ha soltanto voluto dirgli: bada che sono desiderata, ho capito, non trattarmi da cretina, guardati le spalle anche tu.
    Voglio dire che non sempre l’uomo o la donna si tengono pronti a tradire, può anche essere una tegolata in testa, specialmente se i due " traditori " poi si incontrano sul posto di lavoro frequentemente o tutti i giorni.
    Il fidanzamento è già una cosa seria, ma il matrimonio lo è ancora di più. E non per motivi legali oppure ecclesiastici, ma squisitamente umani: anche senza volere commettiamo indelicatezze verso quelli che amiamo, figuriamoci se poi le andiamo cercando. E ad un certo punto di rottura nulla più si ripara.
    La delusione prevale.
    Quindi occorre prudenza prima, sempre se abbiamo intenzione di evitare una fase di riflessione oppure il divorzio.
    Il rapporto nuziale è troppo intimo, quando si tronca rimane una ferita e patiscono i figli. Pensiamoci finché siamo in tempo.

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  5. Mimma son arrivata alle Salve Regine ma torno a leggere il resto.
    Spiegami una cosa che m suona straordinaria: come fai a  ricordarti tant dettagli??
    Io devi aver rimosso tutto ciò ( o quasi) che è stata la ia vita prima dell’entrata solenne del mio fidanzato ( ora marito, ndr )

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  6. Cara Mimma, ti assicuro che a volte anche se… si cambia per amore come dice una famosa canzone…non basta, e il lupo perde il pelo…
    ma poi se si presenta l’occasione…non è avendo un marito sottomano nel suo tempo libero…negli uffici, negli ospedali, nelle fabbriche etc. etc.
    ci sono storie che vivono esclusivamente lì tra un intervallo e l’altro, e il pericolo d’essere scoperti aumenta il gusto del proibito.
    Leggendoti riesco a percepire, da ciò che scrivi, il candore che ti pervade. Ma percepisco altresì che la tua innocenza è anche mancanza d’esperienza diretta, il tuo animo dolce trova sempre soluzioni felici.
    Un abbraccio
    frantzisca

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  7. Buongiorno, mie care, o buonanotte o quello che è. Sono sveglia dalle due, ho pulito un po’ il bagno ( mi resta il pavimento ), ho cucinato il cavolfiore che oggi intendo in parte congelare ed il resto farmelo fritto in pastella, ho preparato il brodo vegetale con le polpettine, che mi piacciono tanto, ho confortato le gattine e, a cavolfiore scolato, sono qui a farneticare.
    Il racconto è autobiografico in parte: ho combinato davvero tutte quelle storie con la mia bocca sempre troppo aperta, compreso il sesto terribile canto del Paradiso. Poi ho mescolato la fantasia: avevo una sorella, no il fratello, e non c’è mai stato un matrimonio né un Giovanni nella mia vita, e mica ci metto i loro veri nomi.
    Cara Frantzisca, riconosco la mia mancanza di esperienza diretta, però non sono stupida, solo che nei racconti mi piace sognare. Il candore che ancora c’è in questo racconto, a me molto caro e perciò pubblicato su questo blog, appartiene a un periodo felice della mia vita ( facciamo fino a tre anni fa ) che, di giorno in giorno, scompare sempre più lontano all’orizzonte. È subentrata ormai una presa di coscienza, che diventa sempre più netta, sia a livello storico che di rapporti interpersonali.
    Amo molto la mia fiaba dell’Usignola stonata Mimma Bel Canto perché lì l’illusione di un amore vero e per sempre si è perfettamente realizzata.
    Adesso ne voglio fare un fumetto e poi pubblicarla.
    Ogni volta che la ripiglio ( c’è anche una presentazione con Nero vision che nessuno ha mai visto tranne i miei nipoti ) io ci rivivo dentro.
    Cara Marzia, per quanto riguarda la prima parte autobiografica di questo racconto, ho ricordi molto più remoti, che risalgono a quando rifiutai il seno di una balia. Raccontai ai miei dove abitava, da quale lato della strada e che bisognava scendere un paio di scalini per entrare in casa.
    Io capivo tutto quello che i grandi dicevano parola per parola. Una volta feci la cacca nel pannolino, zia Maria mi rimproverava: Hai fatto la cacca?
    ed io, decisissima: no, no!
    Però intanto pensavo: speriamo che mi cambi.
    Con tanto di congiuntivo.

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  8. Mimma dolcissima, non ho mai pensato che tu sia stupida, e sono veramente dispiaciuta che le mie parole possano averti fatto pensare questo. La favola dell’Usignola l’ho letta tutta tempo fa e ti ho espresso il mio apprezzamento, io adoro le tue fiabe perchè nelle fiabe è tutto possibile. Pensando a questo scritto, come racconto, ti ho espresso le mie perplessità che derivano da esperienze dirette sia mia, che di alcune persone che conosco.
    Tutta la mia stima e il mio affetto
    un abbraccio
    frantzisca

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  9. Sono ancora in tempo a dire la mia sul racconto? Sì? Allora la dico: Tutto può essere vero, tutto può essere inventato, tutto "è" (come hai già specificato tu, Mimma) un po’ vero e un po’ fantasia. Tutto, comunque "è" piacevole da leggere.
    Ma condivido quanto ha scritto Cristina.
    Io sono troppo esigente in amore, e forse sbaglio, ma so misurare solo col mio  metro: poiché ho un concetto assoluto di amore (altrimenti non sarebbe tale… – oddio, che stai scrivendo? – mi sento dire – e rispondo: sì, sì, ne sono convinta!) per me un uomo già tradisce se solo sta con una donna ma non la ama: di questi uomini ne farei molto volentieri a meno, "a menissimo, anzi, più ammenissimo assai"! E figurarsi di quelli che preferiscono un’altra persona, così svalutando la propria compagna o  moglie che sia!
    Ma so che io sono tutta sbagliata…
    Qui ho voluto esternare il mio pensiero, e se fosse solo mio, non mi dispiacerebbe affatto.
    Comunque i miei apprezzamenti per il racconto sono un’altra cosa: che tu abbia fantasia e creatività a iosa, su questo non c’è dubbio, e il tuo raccontare fluido e piacevole invita sempre alla lettura, non fosse altro per vedere ogni volta "cos’è che hai inventato"! Ciao, Mimma. Buona domenica, Wilma.

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  10. Buongiorno, care, Frantzisca, MAI ho pensato che tu mi dessi della stupida. Parlavo in generale. Purtroppo frequentemente sono io che debbo dare della stupida a me stessa per alcune cosucce ancora da risolvere. C’è un proverbio che recita: a vecchia non ciancia picchì avia moriri, ma ciancia picchì ancora avia nsignari, che tradotto dal siciliano proclama :
    La vecchia non piangeva perché doveva morire, ma perché ancora doveva imparare.
    Certo quella vecchia non sono io, che ho soltanto vent’anni e un giorno.
    Facciamo finta che è una signora di mia conoscenza, la quale si nasconde gli anni ed io faccio finta di niente.
    Debolezze umane.
    Anzi, femminilità.
    Wilma, condivido quello che tu affermi, superlativi assolutissimi compresi. Però abbi pietà degli uomini: di solito sono anche più grossolani di noi a livello di armonia tra ragione e sentimento.

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  11. questo bellissimo racconto me lo ricordo (e non solo perché l’ho salvato fra i miei file :))

    uno dei tuoi più belli. scorrevole, d’impatto, molto coinvolgente e profondo.

    Assomigli molto a quella bambina e poi alla studentessa-
    ciao Mimma

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  12. Buonasera, Fantasmina, buonasera a tutti, vivete felici. Sì, talora mi piace sognare favole di tutti i generi. La vita quotidiana è spesso così seccante che sento la necessità di evadere in mondi paralleli dove le illusioni si trasformano in realtà.
    E vi porto con me sul carrettino siciliano pieno di fiori e fuochi artificiali, benvenuti, o miei coraggiosi, che non temete di farvi un giro con l’aiuto del mio asinello, facciamo che è bianco, con caldi occhi marroni mediterranei e un bel piumino alla punta delle orecchie.

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  13. Adoro il candore dei tuoi racconti, oltre che la forma scorrevole, piacevolissima, che non stanca mai il lettore.
    permettimi solo di dire (divagando, forse) che gli umini sono sempre e comunque cacciatori… solo per il fatto di essere uomini…
    Ti abbraccio, Mimmina bella

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  14. Sì, cara Annarita: mi piace sognare . E ho scoperto che il vero amore rende la realtà superiore al sogno. Eppure le tristezze e le delusioni permangono, ma non fanno più male perché, alla fine, dopo un lungo travaglio, abbiamo date e ricevuto il perdono.  Gli innamorati e gli amici debbono chiarire e perdonarsi anche senza capirsi fino in fondo. Quello che tu affermi è vero, l’uomo è cacciatore in quanto uomo, infatti la maggior parte dell’intelligenza tocca alla donna, che non deve diventarne preda.  Anche perché l’anelito ad un abbandono totale ha qualcosa di mistico, che non si può concedere nemmeno al marito più amato. Il ritegno ci vuole. Nel momento in cui c’è il possesso totale fra i due, anima e corpo, interviene una strana sazietà e l’uomo, che ama il mistero, guarda le altre mentre la donna, che se lo sente sfuggire, diventa appiccicosa e lagnosa aumentando sempre più il crepaccio. 

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  15. Ciao Mimma,
    finalmente riesco per intero a leggere il tuo racconto, molto bello. Nello scorrere le righe ho notato l’autobiografia, e ti dirò anch’io ero così, aprivo bocca e la verità usciva fuori. Pensa, una volta, avevo circa tre anni, i miei nonni abitavano al piano di sotto e un giorno mio nonno ( uomo vecchio stampo, che non rideva quasi mai, e molto autoritario), per ragioni che ora non ricordo, mi sgridò, io non condivisi la sgridata e scappando da casa sua, correndo su per le scale, le dissi:< brutto, piscinella e cacu> ( piscinella- piccolino, e cacu, una parolaccia), e ancora rido; mi misero in castigo per un bel po’.
    Racconto che rispecchia la tua natura di donna semplice ma energica. E’ vero il matrimonio è molto importante, e se si scopre un tradimento, se ‘è amore e si capisce che è una sbandata: allora bisogna fare un bel esame di coscienza e correggere gli errori, da ambo le parti.
    Ti saluto ti abbraccio,
    una ventata di serenità.
    Chiara

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  16. Ricordo molto bene questo racconto.
    L’innocenza dei bambini che sanno dire e capire il vero è sempre molto attuale, spesso sanno cogliere sfumature molto  profonde senza veli di menzogna.
    Nella parte della sposina io ti trovo deliziosa, Mimma, amorevole e dolce non si perde d’animo, fa del suo meglio e ci riesce.
    Mi piace l’innocenza del tuo animo che traspare sempre nei tuoi scritti. Credere nell’amore invita anche gli altri a crederci.

    Sei grande !! Baciniiii

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  17. Grazie, care: lettura attenta e partecipata. E adesso vado a riposare un po’, è da stamattina presto che cucino, esco, rientro, preparo, mangio: e basta, mi sono seccata, entro in sciopero per un paio d’ore. Ieri sera ho dato uno sguardo al Pinocchio televisivo, ho resistito poco, è arrivato un attacco di letargia acuta irresistibile. Su quella favola ha fatto flop finanche un genio come Roberto Benigni. E va bene: le favole sono difficilissime da scrivere e da trasformare in film. Allora, che non ci provino. Lascino fare a chi è capace, io, per esempio. Ah, ah, ah. Se mi sento di fare la regista? Ma certo. Chi si propone per la parte di Pinocchiessa, visto che ce la dobbiamo cavare fra noi donne?
    E così vi ho divertite nel ruolo della sposina, sì, l’ho fatta ragionare come me. Mi sta venendo un’ideuzza per un nuovo viaggio di Mimma e Cristina, stavolta senza arcangelo, ma ancora  so soltanto il titolo provvisorio.

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  18. E’ sicuramente un bel racconto competo che lascia con la bocca buona, anche se ho fatto fatica a scindere l’autobiografia dall’immaginario.
    Nei commenti ho trovato due perle e le evidenzio:

    "Ma forse l’amore, chissà, sarebbe proprio rispettare le scelte di ciascuno, sempre, e non considerarsi reciprocamente proprietà dell’altro"  ( Cristina )

    "Anche perché l’anelito ad un abbandono totale ha qualcosa di mistico, che non si può concedere nemmeno al marito più amato" Mimma )

    Buonanotte
    franca

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  19. Ma con quanta cura hai letto tutto, sia il racconto che i commenti, cara Franca. Grazie. Hai trovato due perle che, in realtà, sono una sola: l’uomo e la donna non sono proprietà l’uno dell’altra e l’abbandono totale fra i due è possibile, ma rompe l’armonia. Da lungo tempo mi sono resa conto che è la troppa confidenza a consumare i matrimoni anche d’amore.
    Per quanto riguarda il fatto di faticare a scindere l’autobiografico dal reale, era proprio quello che volevo. Altrimenti che gusto c’è? L’autobiografico mi ha ispirata e l’immaginario mi ha divertita.
    Tra marito e moglie ci vuole, fondamentalmente, una cosa basilare: mantenere la buona educazione vicendevole e la delicatezza.
    La complicità è il passo successivo, negativa coi figli, la mamma, le sorelle e i propri parenti, positiva soltanto all’interno della coppia.

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  20. Buonanotte, buongiorno o quello che è: poco più delle tre e dieci, dopo dormo di giorno. Uffa, uffissima, evviva, sono qui. Prima ho spulciato riviste di computer piene di meraviglie da imparare sperando che mi riaddormentassero: niente. Allora ho acceso e mi sono tuffata sul mio blog. Ecco. E mentre voi dormite io blatero. Dopo di che, una volta giunta ad orario umano, andrò curiosamente a ripercorrere le mie tracce su internet.
    Ho visto il pezzo finale dell’intervista di Chiambretti ad Alda Merini, ma era uno spettacolo. Coreografica, colorata, stramba, sincera, con battute candide al vetriolo, divententissima ed anche divertita. Non sembrava una signora che di lì a poco sarebbe morta.
    Che stranissima cosa la vita, e non solo quella umana, ma soprattutto quella umana.
    Questa coscienza che esploriamo fino a possederne barlumi.
    Noi abbiamo un anelito all’amore: sincerità, apertura, chiarificazioni ed abbandono totali. Questa è un’utopia. Posso essere il più sincera possibile, ma non offendere l’altro e ferirlo, c’è modo e modo. Dopo le parole sono massi che schiacciano.  Perdonare è un’altra questione, si perdona, ma non si smette di sentire lo sdegno. Io non sono un’istintiva assoluta. Dico soltanto che ci vuole sempre delicatezza perché chi ama teme di perdere l’altro, se gli sputa tutto in faccia appena si innervosisce, che amore è? Quanti matrimoni si sono spezzati per una scenata di orgoglio e gelosia, che ha portato ad una decisione immediata.

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  21. Mimmina buongiorno, quante belle parole  ci regali che è bello ribadire, perché spesso ci si dimentica, abituati a tanta ironia spesso sfacciata in tv. E concordo in quella grande verità che hai detto, quando dici ci vuole delicatezza  nel dire  le cose se non vogliamo perdere chi amiamo, marito o amici che siano.
    Mimma, poi perdonami, non ho capito il concetto che hai espresso in un commento sopra, te lo ricopio :
    "La complicità è il passo successivo, negativa coi figli, la mamma, le sorelle e i propri parenti, positiva soltanto all’interno della coppia. "
    Perchè dici che la complicità è negativa  con i figli, la mamma ecc…
    oppure ho capito male io ?

    Bacini, ora  leggo i nuovi post

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  22. Ciao, Paoletta. Ben ritornata. Dicevo che, all’interno della coppia, non si può fare senza danno complicità con la mamma e, peggio, coi figli, ai danni del marito, qualunque difetto egli possa avere perché i difetti li abbiamo tutti.
    La mamma mantiene sempre il suo tenero ruolo di confidente e protettrice, ma non contro il marito. I figli debbono essere educati, non ci si sfoga con loro contro il padre. Poi, tutti sbagliamo prima o poi, anche gravemente: la perfezione non è di questa terra.
    Basta fare del nostro meglio imparando dagli errori.

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  23. Tanti anni fa da piccola ricevevo anch’io le raccomandazioni di star zitta – mamma ma quella è una signora o una bambina? (era una nanetta deforme purtroppo…) zitta paola ehm ..è una signora. ma se è una signora perché è così piccola? taci.. ehm è una bambina   ..ma se è una bambina perché si mette il rossetto? è una signora… ma uffa allora è una bambina o  una signora? – insomma per non avere o non saper trovare le parole per dirlo le madri facevano disastri. per non dire degli insegnamenti insufflati, indirettamente spiegati prendendo spunto dalla storia di un’amica: meglio sposare uno economicamente e culturalmente almeno pari… sennò l’uomo si sente inferiore alla donna ed è meglio che sia la donna a essere inferiore. POI, mai lasciare un fidanzato se fa una scappatella mai metterlo di fronte all’ aut aut ‘o me o lei’ e se un marito ha un’altra, basta che non faccia mancare niente alla moglie…

    Oggi noi sosteniamo: pari opportunità. Eppure ho amiche che vogliono avere ancora l’esclusiva sui mariti e tremano, e so di uomini che vogliono far credere alle mogli di essere solo per loro e pascolano in giro. E viceversa. Dài! Siamo onesti! La reciproca autentica devozione dura quel che dura e le divagazioni sono ammesse anzi consigliate perché sono SANE! Non è escluso che torni l’afflato e la devozione. Che ci si riconquisti con profondo affetto ed anche rinnovato entusiamo. Niente si escluda! Scusate sono stata prolissa… Pa!

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  24. Ciao, Paola, ma quale prolissa. Benvenuta anche qui. Sì, la fedeltà è dura, le scappatelle, o come vogliamo chiamarle, possono anche capitare ed essere perdonate vicendevolmente, però l’errore è di trattare con leggerezza il matrimonio: un errore isolato è una cosa, quel pascolare in giro a cui tu alludi è tutt’altro. Il sentire è la componente più bella dell’innamoramento e di tutte le passioni, io scrivo poesie perché lo sento fortemente, però il sentire coniugale, con la conoscenza fisica e mentale, apprende pure i reciproci limiti ed allora sopravviene, proprio in tutti i casi, una specie di stanchezza ed una voglia di cose nuove. Specialmente se anche l’età incalza e la vecchiaia si avvicina. Allora pare di non provare più niente e l’amore per l’altro-a  sia finito, mentre è soltanto un’ulteriore crescita, per quanto dolorosa. Staremmo freschi se dovessimo fidarci soltanto di quello che sentiamo.

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  25. L’ho riletta, e ho sorriso.
    Bravissima nella tua miscela tra la tua gioventù e la fantasia. Ho sorriso per il tempo trascorso, mammamia così tanto. 2009 , ora per me tante cose sono cambiate. Vivo quasi sempre in montagna ( val Seriana Bg.) con marito e un figlio disoccupato e l’ altro figlio è rimasto in città per lavoro. Tanto è cambiato e tanto è rimasto uguale. Gli anni hanno fatto scorrere dolori (tanti) e gioie ( poche) ma così è la vita. È sempre bello leggerti
    Buona domenica Mimma
    Chiara

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    • Grazie, Chiara. Ai tempi facebook era nato da poco, adesso alcuni amici poeti di un tempo, anche persone di valore, mi hanno scritto chiedendomi di giocare in questo o quel giochino sul computer, preferiscono passarsi il tempo così, allora meglio dedicarsi all’uncinetto, almeno alla fine ho un centrino.

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