L’oca senza nome

 

Scopo della comunità in cortile era la gerarchia: dapprima mangiava il gallo dai fieri bargigli turgidi, di un rosso ciliegia che al sole prendeva strani riflessi. Subito dopo toccava al gallo piccolo, seguivano le galline dell’harem: Pettoruta cercava di tenere più dentro che poteva la pancia. Donzella era una creatura bionda e fine, molto chic, sempre un po’ distratta, almeno in apparenza. Morena, tipo mediterraneo, avanzava impetuosamente, giocherellando coi capelli lunghi, mossi e sparsi sulle spalle per nascondere la schiena dove il gallo aveva pizzicato un po’ troppo e le aveva strappato piume e sangue. Funeralia procedeva pensosa, a piccoli passi e testa bassa, portava una catenella d’argento alla zampa sinistra con la medaglietta dove c’era il ritratto di suo marito, buonanima, finito recentemente al forno con le patatine nelle orge umane. Seguivano la gallina Iole con sua sorella Mimma, zampa nella zampa per darsi coraggio ed evitare di farsi sorpassare dalla plebe che incalzava dietro a becco aperto e starnazzando vergognosamente.

L’oca senza nome era proprio l’ultima e così viveva di molliche, quando ne trovava. Mangiava finanche dopo i pulcini e una volta che, affamata da due giorni, aveva osato farsi avanti con uno sguardo al piatto, la gallina Iole, divenuta chioccia da poco, le dette un colpo tale da farle uscire a lungo il sangue da sotto l’ala destra.

L’oca senza nome dimagriva e questo, per un’oca, non era buono. I maschi le volevano polpose ed alla fine, pur di non rimanere zitella e sopportare i lazzi di tutto il cortile, accettò di uscire con uno spazzino, pardon, con un operatore ecologico più vecchio di lei, meno colto e, soprattutto, poco intelligente. Egli la corteggiò alla buona, con pannocchie di granturco di seconda mano, già rifiutate dalle altre e cenette in rosticceria, la baciò con esitazione e le chiese di sposarlo a voce bassa, senza gridare come fanno tutte le oche quando sono felici. L’oca senza nome rispose che doveva pensarci e questo sì, gli fece avere una reazione adeguata alla propria specie. Sarebbe a dire che si infuriò e la beccò giusto dove era già stata colpita dalla gallina Iole. Uscì altro sangue e si dovette mettere a letto con la febbre e nessuno che si prendesse cura di lei perché era l’ultima della gerarchia.

L’oca senza nome pensava che nemmeno gli uomini l’avrebbero mai cucinata, essendo così magra, e le sarebbe toccato passare molti anni in quella triste compagnia. Non vedeva una speranza. Sul comodino aveva solo un bicchiere di acqua, raccolta quando c’era stata la pioggia e la bevve facendo finta che fosse latte zuccherato, magari con qualche pezzetto di pane fresco dentro. Era uscito molto sangue e si sentiva debole, si accucciò sotto la coperta e sognò.

                              Camminava dondolando due bei fianchi opulenti, proprio da oca, in un sentiero d’erba fresca, dove crescevano graziose pratoline. Aveva un appuntamento ed era ansiosa, sotto le piume si sentiva scoppiare il cuore. Però non ricordava chi fosse lui: strani misteri dei sogni. Raggiunse il cespuglio di aspidistra dove egli già l’attendeva e sembrò che qualcosa di molto soave le si squagliasse nel petto. Le dava le spalle e non poté vedere subito il suo viso. Dopo lui si girò e l’oca senza nome provò una lunga serie di aritmie: “ non potrò mai sposare quello squallido spazzino “ pensò sorridendogli.

Il ragazzo l’abbracciò impetuosamente e cantò a lungo, con potenza e voce tenorile, il suo amore per lei ed il desiderio di farla sua sposa. Dopo l’oca senza nome ricevette e restituì il bacio e non ebbe bisogno di tempo per decidersi, capì subito chi fosse il suo amore.

< Però potremo vederci solamente in sogno >, le disse lui, ed aggiunse come a scusarsi:

< Sai, io non sono di qui >.

< E da dove vieni ? >, chiese l’oca senza nome disposta a tutto pur di averlo in qualche modo, egli le sorrise, la strinse a sé, ma non poté o non volle dirglielo.

Quando si svegliò si accorse subito che il sangue si era stagnato e si sentiva stranamente sazia, come se davvero avesse ancora in bocca il sapore di latte con zucchero e pezzetti di pane fresco. Così, invece di correre a raccattare qualche rimasuglio del pastone, incominciò a mettere in ordine la casa, scopò, spolverò e, quando ebbe finito, prese la sua borsetta di paglia ed uscì sperando di trovare qualche pratolina da sistemare nel portafiori.

Si accorse di camminare senza dondolarsi come nel sogno, si guardò i fianchi scarni e le venne da sorridere. Però il sentiero sembrava proprio quello ed in fondo c’era il cespuglio di aspidistra, dove avevano avuto l’appuntamento. L’oca senza nome raccolse le pratoline e le ripose nella piccola sporta che teneva sotto l’ala. Ai piedi del cespuglio di aspidistra, in una pietra cava e pulitissima, trovò un mucchietto di grano croccante, di prima qualità, che mangiò di gusto. Era perfino condito con abbondanti gocce di miele, una cosa mai assaggiata. Accanto, in una foglia a forma di cuore, si era accumulata l’acqua fresca: l’oca senza nome poté bere a suo piacimento e, sentendosi una regina, tornò a casa. La bloccò lo spazzino facendo gli strepiti:

< E così la signorina se ne va a raccogliere fiori? E quando mai si è detto che la femmina faccia aspettare tanto il maschio? >.

L’oca senza nome lo guardò stupendosi che egli non le facesse più nessuna paura:

< Non ti faccio aspettare oltre >, gli rispose tranquilla, < non ti posso sposare perché non sono innamorata di te >.

Egli restò a becco aperto, come, era l’unico maschio adatto a lei, non aveva rivali ed osava rifiutarlo?

Le girò la schiena e decise di cambiare cortile, là dentro le oche erano tutte magre e stupide. Lo videro gli uomini mentre infilava la porta, l’agguantarono e l’indomani tutto il pollaio sentì un ben noto odore provenire dalla cucina.

Le oche femmine, pian piano, in ordine di ciccia, dalla più grassa alla più magra, vennero sacrificate, restò soltanto l’oca senza nome, che era tutt’ossa. Ogni volta che andava a letto a dormire lo sognava, e tale era la gioia, che le passava completamente la fame, le bastavano i chicchi di grano, sempre insaporiti col miele, e l’acqua che ogni mattina trovava misteriosamente ai piedi dell’aspidistra.

In un sogno egli le disse: < Ti piace il grano col miele che ti preparo ogni giorno?>, < Mi piace, sapevo che era un tuo regalo e provvedevi a me, che sono povera >, rispose lei, ma senza parole, perché era troppo commossa.

< Ti amo proprio perché sei così povera > rispose lui, stringendola a sé con tanta dolcezza che l’oca senza nome si svegliò e rimase a lungo sorridente, con gli occhi chiusi, beandosi.

In un altro sogno le sussurrò abbracciandola: < Adesso non sei più senza nome, ti chiamo Mia Amata, ma è un segreto fra me e te, non dirlo a nessuno >,  e Mia Amata promise, anche stavolta senza parole né versi da oca, perché si stava struggendo per lui.

Certe volte Mia Amata non ricordava i sogni d’amore, però gliene rimaneva la percezione nell’anima.

Non fece mai un uovo in vita sua e non ebbe bambini. Gli uomini dicevano che quell’oca non mangiava niente e non capivano come campasse, tanto era magra. Finirono col non guardarla più.

Era diventata tutta bianca mentre prima aveva parecchie piume marroni striate di nero qua e là. Strano fenomeno che nessuno notò, nemmeno lei.

Una notte egli le disse : < Vedi come sei bella? Adesso sei tutta bianca >.

Mia Amata, finalmente, si vide e gli sorrise. Aveva sempre una domanda sulla punta del becco, ma non osava fargliela.

Così una notte fu lui a chiederle cosa volesse sapere e lei, tutta rossa, sussurrò:

< Da dove vieni? >.

Ciò che egli, allora, le confidò fu tanto straordinario che le sembrò di morirne. Gli rispose:

< E potrò restare sempre con te?>.

< Sempre > affermò lui.

 
 

Domenica Luise
 

E' una fiaba simbolica, lascio a voi l'interpretazione e la conclusione: chi è l'oca senza nome? Chi è l'innamorato del sogno? Cosa vi fa venire in mente questo racconto? Vi intriga, commuove, incuriosisce o cosa?

 

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37 pensieri su “L’oca senza nome

  1. è bellissima questa favola, sembra il mito di Amore e Psiche in formato pollaio.
    Certo che sei una miniera di idee senza fondo, solo tu sei capace di trarne favole che sono molto più che favole!
    Allora ti dico che vengo anche io nel pollaio a diventare magra e a trovare l’amore….
    un bacio
    cri

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  2. Ciao Mimma,
    ho trovarto per caso questo tuo racconto bellissimo! Lo leggerò alla mia bambina che adora leggere.
    E se fosse diventata la Luna tutta bianca la tua ochetta?
    Lei che desiderava ingrassare come le amiche…Forse Dio avrà accolto il suo desiderio….Ciao dolce signora! Ti abbraccio!

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  3. I vostri primi interventi sono bellissimi, alla fine trarremo le conclusioni. Ci sono molte sfaccettature di vita, fantasticate in libertà. Grazie, care. Vivete felici.

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  4. Buongiorno, signore commentatrici, voglio rispondervi ad una ad una dopo il salutino cumulativo di ieri sera.
    Cristina: Benvenuta nel pollaio con me a trovare l’amore. E’ interessante il tuo parallelismo col mito di Amore e Psiche. In greco psiche significa ANIMA ed anche nella mia favola l’oca senza nome simboleggia l’anima umana assetata d’amore. Secondo il mito antico un re aveva tre figlie tutte belle, ma la minore era travolgente tanto che gli umani, invece di onorare Venere, offrirono a lei il proprio culto sicché la dea, furibonda e gelosa, mandò
    suo figlio Amore o Eros per rovinarla facendole sposare l’uomo più brutto e deforme della terra. Come tutti sanno, le dee erano gelosissime. Invece Amore si innamora di Psiche ed inizia , come diremmo oggi, una storia con lei, naturalmente di nascosto dalla madre. Sono felici, soltanto Psiche non può vedere il volto di Amore, egli lo ha proibito per evitare che Venere lo venga a sapere. La ragazza non riesce a resistere alla curiosità ed una notte, con la lanterna accesa, osserva il suo amante e si accorge subito che è una divinità, una goccia di olio cade su di lui, che si sveglia e fugge. Psiche dovrà corrergli appresso poiché lo ama follemente, tanto più dopo averlo visto e sarà dura davvero, nulla le verrà risparmiato e Venere, da perfetta suocera, si scapriccerà tanto che la ragazza arriva quasi al suicidio. Alla fine si sposeranno e perfino Venere dovrà fare buon viso a cattivo gioco.
    E’ facile vedere gli addentellati anche col Cantico dei cantici, dove la sposa, sazia d’amore, non è rapida ad aprirgli il paletto della porta quando egli bussa ancora e l’amato fugge, lei dietro nella notte oscura e nei pericoli.
    Questi addentellati tra Bibbia e mito greco non sono blasfemi perché le radici della conoscenza affondano molto lontano ed una luce è data a tutti, sia pure in parte ed in modo più o meno lampante. Quindi ci si può soltanto compiacere se anche persone di fede diversa ci sono arrivate, prima e dopo non importa, conta capire insieme.
    Sono archetipi tatuati nell’essere umano, come l’idea di una colpa originale dell’uomo simboleggiata nella lampada di Psiche oppure nella mela di Adamo ed Eva.
    E non occorre scrivere una tesi di laurea su questo argomento, abbiamo materia più che sufficiente per renderci conto con due parole.
    Anna Maria: Che la mia ochetta possa essere diventata la luna tutta bianca è un’idea incantevole: sempre in cielo e sempre amante amata, con le sue varie fasi, in qualche modo eternizzata.
    Ondainlove: certo che questo innamorato del sogno è la Provvidenza, che non dimentica la più piccola dei suoi figli, anzi la sceglie per darle una felicità mai supposta.
    Siete bravissime. Forza e avanti.

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  5. Ho letto con molta attenzione la tua favola, mi piace come sviluppi le storie, il tuo narrare è dolce e fantasioso e leggerti rasserena e sembra di tornare bambini. Questa fiaba simboleggia il genere umano, il pollaio ossia l’insieme di gente con la sua quotidianità e in questa normale vita c’è l’essere puro che resta povero, come puro di cuore, ma la sua limpidezza lo porterà ad essere amato con trasporto. Ovviamente anche se ho usato il maschile, si parla dell’oca senza nome, io la chiamerei anima pura.
    Ti lascio un mio caro abbraccio.
    Annamaria

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  6. …e già.. le anime belle, all’inizio passano inosservate… nessuno ci fa caso… anzi possono essere indicate come figure aliene…Dicevo che queste anime linde riescono a trovare una dimensione a parte dove crescere di luce e d’amore…nutrimento speciale che le distinguerà dalla massa dei comuni e indifferenti..!
    Complimentissimi Mimma…sei un portento di creatività! Buona giornata 🙂

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  7. Ehi, ma come siete brave a captare quello che ho voluto dire!
    Isabel 49: E’ vero quello che affermi, c’è un’innocenza di base nell’oca senza nome, che la predispone ad essere scelta dalla Provvidenza ( termine usato benissimo da Ondainlove ) per essere Mia amata, sia pure nel sogno. L’oca si trasforma: diventa sempre più bianca perdendo le poche piume marroni striate di nero, ossia le ombre che tutti abbiamo. Ed è anche sempre più eterea o spiritualizzata perché assorbita da questo amore possente. Adesso rimane una domanda: perché in sogno? Cos’è questo sogno durante il quale avvengono gli incontri d’amore tra la piccola oca e la Provvidenza? Pensateci: non è una domanda facile.
    Bea, hai captato un’altra sfaccettatura presente nel racconto: le anime linde hanno una diversa qualità interna rispetto aal pollaio nel quale conducono la propria vita carnale e che debbono affrontare. L’aspirante marito spazzino, e mediocre non perché spazzino, ma proprio di basse vedute e modesti sentimenti, vorrebbe cocmpiere il proprio buon matrimonio, non è uno cattivo: è nella norma. Invece l’oca senza nome è fuori dalla norma, oltre, nella poesia, nel biancore, nella calda passione amorosa con il mistero.
    Cristina: da te mi piace anche essere presa in giro.
    Un abbraccio mimmiano per tutti quelli che osano visitare questo blogghino, i muti e i parlanti, naturalmente io preferisco i parlanti o, per meglio dire, quelli che si disturbano a scrivere un commento con opinioni sincere e preziose.

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  8. ia cara Mimma, bellissimo il racconto, e le tue spiegazioni sono graditissime. Ma sempre noto nel tuo modo di favoleggiare che ci sono cose molto più profonde da scoprire.
    E’ un modo molto bello e piacevole
    per indurci a riflessioni d’altro tipo.
    Sei veramente unica, anima bella
    e limpida come acqua sorgiva disseti chi cerca “altro”
    ti abbraccio
    francesca

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  9. Sì, Francesca, è vero quello che dici, ciò che tu chiami ” altro ” è presente dentro di me in radici profondissime, ignote a me stessa, le sento biancheggiare, delicate e inermi. sotto la mia terra. Nella casa antica di Rometta Superiore abbiamo un pozzo in una cucina freschissima, dove in estate eravamo felici insieme intorno a quel tavolo stretti, ognuno aveva il suo posto. Lo zio Peppino diceva che la palma del giardino andava a cercare frescura con le radici in fondo a quel pozzo, vero o non vero, ero bambina e ne rimasi molto colpita, ecco, nella mia anima ci sono quelle radici dentro le quali passa amore gratuito e viene fuori per voi.

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  10. secondo me l’oca viene assunta nel iperuranio come ideale dell’oca. scendendo sulla terra le oche hanno piume anche non bianche, sono stupide, starnazzano, hanno carne (sono legate alla terra. alla materia), pensano a mangiare. questa creatura disancorata dalla (sua) materia è un’epifania di un altrove nobile e gentile, perfetto, a cui aspirare ed ispirarsi. anche lei viene da lì e lì deve tornare dopo aver (invano) nella sua semplice e sognante vita mostrato che c’è altro.
    è l’albatros di baudelaire, così goffo e inadatto a vivere sulla terra in versione femminile. quest’oca non ha nessuno degli attributi tradizionali femminili: solo una grande umiltà che non la fa piangere della sua diversità, ma sorridere.
    io ci vedo le poetesse, le donne non belle e non alla moda, ci vedo l’anima, che nessuno cerca più.
    non ho letto gli altri commenti, probabilmente sono fuori come i miei geranei.
    la favola è bella: proprio perché polisemica.
    lu

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  11. un’oca speciale questa, “diversa” che ha il coraggio di fare scelte difficili ,ma che la porteranno ad una consapevolezza molto Alta…Un’oca rara di questi tempi,i diversi sono gli altri non lei.Sei eccezionale Mimma,le tue storie sono così particolari,le descrizioni deliziose,a volte sento tanta malinconia dietro le parole, ma la speranza non muore mai.
    Un abbraccio grande bella Anima

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  12. Cara Kalekaiagathe, che bello il tuo commento e le cose che mi dici, perfettamente giuste, è un vero piacere e cosa preziosa la tua presenza nel mio blogghino: se ti è possibile, ritorna spesso ad arricchire tutti noi anima ad anima.
    Talora gli sconosciuti aprono un pezzetto segreto di sè a vicenda, fanno amicizia e sperimentano una comunicazione potente.
    L’oca è il diverso, il poeta, ma in realtà i diversi sono gli altri, come scrive benissimo Daphnee, quelli che fanno consistere tutto nel pastone e nel buon matrimonio. La trasformazione dell’oca sempre più sottile e bianca è una spiritualizzazione dell’essere: tale è il valore della poesia e dell’amore ( il sogno ) che tutte le regole carnali sono sorpassate talmente tanto da essere annullate. Non c’è sacrificio né rinuncia nell’oca, ma una gioia appassionata, innocente, totale. E non si chiude in se stessa, al contrario. Bravissime, signore: benvenute e sempre bentornate sul mio blog.

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  13. Non riesco a leggere i commenti e magari ripeto.Io mi sono commossa perchè nell’oca ci ho visto il “candide”,la ricerca della purezza linda ,l’anima bella,non contaminata.
    La fiaba-favola …non so in che casella inserirla è poetica e ispira penseri dolci.Grazie
    Tinti

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  14. Prendo in prestito le parole di Francesca: anima bella.
    Tutto quello che produci, in poesia, in narrativa, è conseguenza di ciò.
    Un abbraccio, Rossella

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  15. mi commueve, mi intenerisce, mi rattrista… mi dà speranza…

    che di sogni si campa. Ma solo se rifiuti la vita vera totalmente. Altrimenti lo scontro e poi lo sconforto senza fine.

    Sei magnifica.

    Elia

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  16. Vuoi sapere l’effetto prodotto? Emozione e tenerezza, come sempre quando leggo i tuoi racconti. Perchè c’è dentro la tua capacità di amare, la tua anima bella. Grazie, Mimmina. E lo rileggerò ancora tante volte…

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  17. Rossella cara, grazie. Io a te devo chiedere scusa perché non sapevo che avevi un blog, appena l’ho trovato nei link del Giardino ci sono venuta subito e ho trovato le tue poesie. Talora alcuni amici aprono un blog unicamente per avere l’avatar, ero convinta che fosse anche il tuo caso, così subito ti ho fatto il link nel mio blog. Periodicamente salgo e scendo per fare visita ai miei amici. Elia, sei veramente caro. Per sogno qui non si intende una fantasia o uno scherzo della mente, bensì una realtà superiore alla materialità della vita normale. Non tutti sono chiamati a tanto, ma hai ragione: se si crede davvero nel ” sogno “, per così definirlo, allora bisogna mollare tutto, che poi è nulla: il pastone e lo spazzino.
    Annarita, le nostre anime, nella poesia, si sono riconosciute. E’ la poesia che ci rende bianche, senza sbavature, ma non perché possiamo meritarlo o siamo belli da noi: è un dono accolto.

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  18. Rispondo alle domande come se non avessi letto i commenti.
    L’oca senza nome è Mimma. L’innamorato del sogno è Dio. Il racconto mi fa venire in mente: “di quando la fede è autentica”. Il racconto mi fa riflettere sul fatto che molto di ciò che scrivi per te è Testimonianza e come tale ha uno scopo che va oltre quello dell’arte.
    Probabile che mi sia sbagliata, ma ho voluto darti le impressioni provate alla prima lettura.
    Concludo dicendo che è un bellissimo racconto ( in particolare la presentazione delle oche ) che per certi versi mi ricorda la mia fiaba preferita: il brutto anatroccolo.
    Stai bene Mimma
    franca

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  19. Franca, mi hai fatto venire i brividi per la nitidezza e la verità dell’interpretazione. Sei sorprendente. Ebbene sì, confesso: ho tentato di mimetizzarmi nei panni, anzi nelle penne della gallina Mimma, ma tu non l’hai bevuta.
    Questa non me l’aspettavo. Però ti posso dire, con grande sincerità, che in me l’intento artistico puro è come scisso dalla testimonianza: scrivo, principalmente, per gioia e mi do così come sono, certo velatamente, fino a quando non mi smascherate.

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  20. Ahi, ahi, mi sono sbagliata allora ed ho confuso anche le galline con le oche! Amo questo donarti così come sei: la semplicità ( il presentarsi senza maschere ) è una grande conquista spirituale.
    Buonanotte
    franca

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  21. La mia risposta è questa,mimma: mi commuove.
    Quell’oca mi somiglia troppo , è una sognatrice.
    Ricordi cosa ti dissi un giorno, quando mi domandavi cosa mi sarebbe piaciuto essere ,se fossi stato un animale? Io stranamente e di impulso ti risposi -un’oca, bianca!-. Amo le oche bianche e la loro derisa intelligenza, una sola volta passata alla storia a proposito della salvifica ed eroica starnazzata capitolina. Un Evviva alle oche!

    :-))

    Sempre unica,la mia Mimma.

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  22. Buongiorno belle, anzi bellissime creature. Francuzza, non ti sei sbagliata né confusa, nel pollaio ci sono galli, galline ed oche, fra le galline, all’inizio, mi ci sono messa anch’io, zampa nella zampa con la gallina Iole ( nome di mia sorella ). Però è vero che l’oca sono io e la gallina Mimma iniziale era soltanto, diciamo, l’animale dello schermo, ricordi cosa fece Dante, per non fare accorgere ” la gente ” del suo amore per Beatrice? Finse di amarne un’altra.
    La chiamò ” la donna dello schermo “, e tanto fu convincente che perfino Beatrice gli credette e gli tolse il saluto, unico cenno che li riconggiungeva.
    Però tu mi hai identificata nell’oca ed hai riconosciuto il Divino nel suo amore del sogno, sorprendente. Anche Ondainlove aveva capito che era la Provvidenza e soprattutto Cristina, immediatamente, appena uscito il racconto, ha parlato di Amore e Psiche.
    Ho amiche super intelligenti.
    Cara Nunù, adesso mi ricordo del nostro discorso, ma è sorprendente anche questaa cosa: il racconto è precedente alla nostra conoscenza, stava nel mio cappello a cilindro, speranzoso prima o poi di essere estratto. Ho esitato perché pensavo che non sarebbe stato capito, e invece!
    Però la piccola oca quasi trasparente, e quindi ormai fuori dal pericolo di essere cucinata, simboleggia anche l’afflato poetico che consuma d’amore.
    E per concludere, vivete felici tutti.

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  23. Io sono mamma e lo sono fino alle ossa, ma non mi sognerei mai di beccare la povera oca senza nome… Mi è piaciuta molto la tua favola, , il light motive mi ricorda L’usignola stonata… la creatura che tutti rifiutano è prescelta da un Essere Superiore che le fa assaporare il vero Amore. Al di là del profondo significato riesci a rendere tangibili questi animaletti e ad umanizzarli facendoli gioire e soffrire come noi… e chi dice che poi non sia così? Iole

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  24. Ma che bel commento, cara gallina Iole! Finalmente ti lanci ad andare su Internet, era ora. Una donna moderna come te, grintosa e piena di vita, scommetto che tra poco ti apri un blog di mutuo soccorso mamme in difficoltà. Sarebbe un’idea. Avresti cento consigli da dare dopo tutta una vita di famiglia.

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  25. la presentazione del pollaio con i nomi che hai scelto è una delizia;

    l’oca anoressica non ha nome perché ha bisogno di amore per esistere, ne trova un po’ nei sogni, ma è triste avere un amore fantasma. Mi fa pensare a certe liaison da web, fatte di proiezioni e senza vera consistenza.

    Hai una gran fantasia!

    buona serata e buona settimana
    un abbraccio 🙂

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  26. Grazie, cara Yzma, benvenuta nel pollaio, ah, ah, ah. Dipende dal valore del sogno: ognuno di noi può scegliere se è più vero della cruda realtà. Non parlo di amori fantasmi, ma di significati profondi dell’oltre perché il sogno dell’oca è ben oltre il pollaio. Mi sono molto divertita a immaginare questa storia e a rendere felice l’ultima della gerarchia. Vivi felice. E mi piacerebbe, ogni tanto, fare qualche bel sogno, invece sempre cose pasticciate. Mah.

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  27. E lo sapevo che era deliziosa anche questa storia, a me fa venire in mente che a volte la vita è molto magra, sembra non darti nulla finché non trovi un angolino tutto tuo dove poter sognare di amare ed essere amata.
    E’ una storia appagante perché privilegia il sentimento e la dolcezza.
    Un bacione, Mimma, grazie!

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