Coppie celebri

 


Dante e Beatrice sospiravano seduti su una nuvola. Lei si lisciava i capelli inanellandoli sul dito indice della mano destra e lui girava i pollici, a turno, da sinistra a destra e viceversa. Dopo morta Beatrice era diventata molto più carina con Dante e non solo lo salutava, ma anche gli sorrideva e, di tanto in tanto, lo prendeva sottobraccio. Giulietta e Romeo si tenevano per mano aggirandosi in mezzo a tutto quel biancore col coltello ancora conficcato nel petto, che gli brillava come un rubino per il dolce e terribile amore. Nessuno li spiava, nessuno li ostacolava, nessuno li guardava e si annoiavano a morte, se così si può dire.

 

 

Petrarca continuava a lamentarsi con Laura raccontandole quanto l’avesse amata in terra, nel frattempo lei soffocava gli sbadigli dietro la pallida mano guantata di pizzo; la regina Ginevra e Lanzillotto non trovavano niente di cui parlare, nemmeno che faceva buon tempo o cattivo tempo perché lassù il tempo era sempre quello e sempre buono; Sandokan e Marianna, finalmente riuniti per sempre, si guardavano attorno alla ricerca di qualche amico che portasse delle novità fresche dalla terra ed in quanto a Paolo Malatesta e Francesca da Rimini si baciavano, si baciavano, ma senza il corpo non ci pigliavano gusto. Licia e Marco Vinicio, usciti dal Quo vadis, avevano esaurito tutti i motivi di interesse: il canto, la musica, il volo, la luce e l’assoluta liberazione da ogni pericolo. Non desideravano più nulla. Per quello che concerne Angelica e Medoro, alla fine dell’Orlando Furioso si erano sposati ed avevano litigato già un bel po’ in terra, quassù gliene era passata l’occasione e la voglia e così non avevano niente da fare. Biancaneve e Cenerentola, coi rispettivi principi azzurri, dopo avere deprecato il comportamento di matrigne e sorellastre, tuttora in Purgatorio,  ed averle perdonate (la legge del perdono, in Paradiso, è assoluta: perdonare tutto, perdonare sempre), dopo avere rievocato le vicende quotidiane del matrimonio, i figli, i nipoti, i pronipoti e i seguenti, non ne potevano più sempre di passeggiare e dire le stesse cose. Più in là Giovanni Boccaccio con Fiammetta camminavano in punta di piedi, completamente intimiditi dalla propria nuova vita, sentivano freddino dopo le vampate del Purgatorio, a lui veniva ancora voglia di raccontare qualche novella del Decamerone di quelle più pepate, così non sapeva che dire e stava zitto per la paura che gli uscissero comunque delle parolacce.

Il segno della rivolta fu dato da Dante Alighieri, furibondo perché nemmeno in Paradiso volevano sentirgli declamare la Divina Commedia: affermò che sarebbe tornato in Purgatorio, dove si annoiava di meno, ed osò invitare Beatrice a cena al ristorante “ Fuoco Lento”  . La fanciulla, che non aveva mai saputo granchè delle cose della vita, incuriosita accettò, e se la sarebbero squagliata se non li avesse bloccati, sulla porta di entrata, San Michele arcangelo brandendo lo spadone.

Dante e Beatrice dovettero rientrare nel Paradiso e tutte le coppie celebri fecero lo sciopero generale, cioè smisero di passeggiare e di baciarsi fra le nuvole, tutti seri, tutti seduti a braccia penzoloni.

Cosa avrebbe detto il Capo, che li voleva felici?

 

Pertanto il consiglio arcangeli, angeli & angioletti venne riunito al nono cielo paradisiaco per il delicato problema posto all’ordine del giorno: in pratica tutte le coppie celebri, venute fuori dal Purgatorio prima del tempo per buona condotta, si erano ammutinate.

< Dicono di annoiarsi > azzardò un’angiolessa di poco conto, in carriera solo da un paio di centinaia d’anni. Tutti volsero verso di lei facce bellissime e stupite.

< Il fatto è > riprese un puttino di qualche tre o quattro anni, < che non è tanto facile abituarsi alla felicità obbligatoria. >

Si sa, la verità sta sempre sulla bocca dei più piccoli e tutti, anche gli arcangeli, annuirono pensosi meditando sul proprio personale problema.

La legge di essere felici per forza, per sempre e nel massimo grado, li faceva tribolare . Il Capo, forse, faceva finta di niente. Era un giocherellone, pensò l’angiolessa Pulcherrima, che a suo tempo era stata una professoressa mite, con gli occhiali e piuttosto insignificante.

Adesso vestiva di veli variegati e poteva volare quando voleva. Accanto a lei l’angelo Peppino, suo amico in terra, un bel vecchio con le orecchie a sventola, si strofinava il naso rotto da ex pugile, segno che stava meditando pure lui.

< Facciamogli fare una gran festa da ballo per S. Valentino > suggerì un angelo giovane giovane, con i jeans, il codino e l’orecchino. Sull’avambraccio destro gli si intravedeva il tatuaggio di una sirenetta.

< Buona idea, buona idea > lo approvò Pulcherrima entusiasta mentre Peppino scuoteva la testa poco convinto.

< Magari coi palloncini colorati, birra e pizza, le patatine fritte, le bibite e la torta al gianduia > intervenne un’angioletta bruna e riccia, lievemente sovrapeso.

< I palloncini, poi… > brontolò S. Michele arcangelo.

< Liquori forti > aggiunse un ragazzotto, pardon, un bell’angelo robusto, che anche in Paradiso conservava il naso rosso del bevitore, ma lo disse così piano che soltanto Peppino lo sentì e dette di gomito a Pulcherrima con un gesto un po’ rozzo per essere un angelo del nono cielo.

< E se questi non mangiano e non bevono perché non hanno corpo, a che gli servono le bibite e gli snack? >

< Possono sempre fare finta > si imbronciò la brunetta. Ecco, non le davano retta perché era piccola e donna. Sempre così anche in cielo.

< Magari funziona > si lasciò scappare l’arcangelo S. Gabriele, che da quando aveva fatto l’Annunciazione godeva di molto rispetto.

< Potremmo anche invitare S. Valentino come ospite d’onore > suggerì l’angelo Peppino, l’idea piacque. Era un dritto quell’ex pugile, e poi era il più grosso lì in mezzo. Per quanto la sua mole fosse ormai trasparente, faceva ancora una certa impressione.

Così tutto il consiglio arcangeli, angeli & angioletti suonò le trombe assordanti. Le coppie celebri tesero l’orecchio.

Venne annunciata la straordinaria festa.

< Possiamo mascherarci e buttare i coriandoli? >

< Ma certamente. >

< Possiamo ballare? >

< Indubbiamente. Siete liberi. >

Fu così che Boccaccio si mascherò da Dante e Sandokan da Boccaccio, Marianna da Beatrice e Laura da Fiammetta. Insomma erano sempre gli stessi.

Quella sera il Paradiso era tutto blu e pieno di stelle come ogni sera, un delizioso profumo di torte e patatine fritte si sentiva fra le nuvole, bibite e liquori ad alta gradazione alcolica, sigari e sigarette erano appoggiati dappertutto, ma i più incantevoli erano i palloncini multicolori, che sembravano proprio di gomma.

A tutti vennero le lacrime agli occhi, si fa per dire, visto che in Paradiso non si piange.

Boccaccio, mascherato da Dante, volle provare come si ballava il valzer, che per lui era una cosa nuova, mentre Medoro, mascherato da Paolo Malatesta, chiese che gli insegnassero il twist ed incominciò a contorcersi. Infine passarono tutti a dimenarsi al suono della lambada.

Essendo senza corpo, non avevano fame né voglia di bere o tantomeno di fumare o di fare l’amore, ma lo spettacolo delle coppie celebri di tutti i tempi, così mascherate e mischiate, scandalizzò moltissimo il consiglio arcangeli, angeli & angioletti.

< State buoni, non fate questo chiasso, se il Capo vi sente la piglia con noi > cominciarono a dire. Fatica sprecata. Tanghi, valzer, shake, cia cia cia, Giulietta che si strofinava a Lanzillotto mascherato da Romeo e la regina Ginevra appiccicata a Dante mascherato da Lanzillotto, Beatrice, incagnata, dietro una nuvola dorata.

A questo punto S. Valentino disse agli arcangeli, angeli & angioletti: < Non vi preoccupate, ci penso io > e discese fra tutti quegli scalmanati, portato su di una nuvoletta biposto rosa pallido ultimo tipo. Era tutto elegante, con la candida tunica stirata fresca, maniche ampie e fascia verde smeraldo in vita, allargò le braccia per far vedere quant’era bello, ma nessuno lo notò. Petrarca, con la fionda, tirava chicchi di grandine, fortunosamente arrivati fin lassù, contro le varie aureole, Sandokan provò perfino a lanciare un paio di fulmini trovati in una nuvolaccia nera e grassa di passaggio lì a fianco, ma ogni volta desistette, trattenuto da un severo corrugare di fronte di S. Pietro, < E dammene uno > urlò Dante, Sandokan non voleva mollare i fulmini, fu allora che partì la prima torta, e la lanciò Beatrice.

Naturalmente la torta passò indenne attraverso varie anime per andare a spiaccicarsi su una nuvola. Dopo di che nel Paradiso delle coppie celebri non si capì più molto, tutto divenne un proiettile e le risate salirono al cielo, si fa per dire.

Il Capo, che si era appisolato, volse gli occhi un attimino per vedere cosa facessero,

< Guarda come giocano i bambini > disse felice e contento.

 

                                                             Domenica Luise

 

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36 pensieri su “Coppie celebri

  1. Molti anni fa, su una rivista religiosa, trovai scritto che se un cattolico non era in grado di scherzare sulla propria religione significava che non ci credeva affatto.
    Io sono della stessa opinione.
    Buon divertimento a tutti in questo Paradiso addomesticato mimmiano.

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  2. Fantastico! Un’idea strepitosamente bella la tua… ti farò pubblicità presso i miei amici.. e ora la rileggo e poi me la stampo. Ciao, Ottima giornata, io l’ho cominciata bene così. Grazie a te. Wilma.

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  3. Cara Wilma, ma perché non ti apri un blogghino anche solo per avere l’avatar? E’ bello firmare con quella piccola foto i propri commenti, poi magari ti viene voglia di metterci dentro qualcosa di tuo. Se non sai come fare siamo qui. Ti preparo io l’avatar che faccia bella figura, basta che tu mi mandi una tua foto, se non vuoi apparire scegliamo un altro soggetto. Parla con Cristina Bove e ci metteremo in contatto.
    Un abbraccio affettuoso e grazie di tutto.

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  4. eccomi.. l’ho appena letto tutto d’un fiato….incredibile … mi hai fatto ridere tantissimo… e poi chissà cos’altro ci riserverà la tua spiccata fantasia…
    Complimenti Mimma…

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  5. Bellissimo e divertente, unico e festoso. Che dire Mimma è una delizia leggerti, è come tornare ragazzini, la tua fantasia non ha confini. Secondo me dovresti pensare a una pubblicazione di tutti i tuoi scritti, molti ragazzi sarebbero interessati.
    Buona giornata, un caro saluto, Annamaria.

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  6. Mi gongolo come il pupazzetto di Cristina al commento n. 5. Siete fantastiche. Cara Mimma, ti spiegherò in e-mail privatissima perché non ho un blog, ora. Comunque grazie di esser-ci. Ciao, Wilma.

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  7. Ci voleva il tuo toccasana di risate.
    Strepitoso racconto, mancava in paradiso una festa così goliardica.
    Ti abbraccio e aspetto il prossimo.
    Un sorriso
    di primula
    Chiara

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  8. l’idea iniziale del racconto è geniale,ironica senza esssere dissacrante.il fatto che ci si possa annoiara anche in paradiso un po’mi conforta e mi fa pensare a Mark Twain vhe sosteneva il paradiso essere bello per l’ambiente e l’inferno per la compagnia,tu ribalti questa convinzione,si può star bene ,basta volerlo ovunque,maria attanasio

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  9. in quanto a Paolo Malatesta e Francesca da Rimini si baciavano, si baciavano, ma senza il corpo non ci pigliavano gusto.

    😉

    ecco da dove viene il profumo di torte che a volte capita di sentire! non è merito della pasticceria all’angolo!! :o)

    un saluto affettuoso 🙂

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  10. Evviva, vi ho divertito. E vi pare poco di questi tempi strani? Adesso voglio dirvi cos’è per me il Paradiso, quello vero:
    una vita altra, basata su una potenziazione dell’amore.
    Amore di conoscenza: sapremo quello che Dio sa, cioè tutto, come sono nati l’universo e la vita e perché.
    Sapremo chi siamo noi, chi sono gli altri uno per uno ed ogni verità materiale e spirituale, compresa l’esenza divina interiore a Dio stesso. Ciò ci occuperà in eterno senza noia, in sempre una maggiore conoscenza, ma senza perdite di memoria, nessuno potrà più dire: non mi ricordo.
    Ricorderemo tutto l’amore e vedremo tutto l’amore in una intelligenza di quelli che adesso chiamiamo misteri, che sono tali, in terra, proprio per tutti.
    La religione cattolica parla di un Dio uno e trino, che chiama Padre, Figlio e Spirito Santo.
    Il Padre non ha precedenza sul Figlio o sullo Spirito Santo: coesistono da sempre .
    Un solo Dio in tre Persone diverse perché l’amore è uno solo, ma differenziato in amore paterno- materno, che contiene, sostiene, culla il proprio bambino; in amore filiale, che si abbandona lasciandosi contenere, sostenere e cullare, e questa vicendevolezza d’amore eterna e simultanea è lo Spirito Santo, il respiro tra Padre e Figlio, l’amore nuziale unitivo, fonte di ogni “ispirazione” poetica: il fuoco di Dio.
    Il Padre è l’acqua che genera ogni vita e Gesù è il sangue incarnato, che salva ciò che si era guastato.Lo Spirito Santo unisce Padre e Figlio in bacio d’amore, in cui rapisce anche i figli umani, che siamo noi.
    Qui l’amore è perfetto, direi rotondo, senza inizio e senza fine: è. Poiché eravamo ignoranti, abbiamo immaginato il Padre come un bel vecchione, il Figlio come un uomo nel fiore dell’età e lo Spirito Santo come una colomba bianca e alata. E’ un modo grossolano di vedere le cose, ma tant’è.
    Vi ringrazio del vostro affetto e della vostra vicinanza.

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  11. Cosa ti inventerai ancora, Mimmina?… Sei davvero incredibile, ho letto due volte di fila il racconto sbellicandomi dalle risate tra pugnali, nuvole, sorrisi annoiati, palloncini, maschere, angeli e torte spiaccicate….Hai una fantasia strepiitosa! Sei sorriso che fa riconciliare con la vita! Parola di fatina blu…

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  12. Racconto meravigioso. Ma non ha limiti la tua fantasia ! Se non sei un’artista tu,dimmi chi lo è!!!!
    Ne ho letti di racconti tuoi,ma questo è speciale ,degno di aprire una raccolta di racconti ,tutti da mandare ad un editore.
    Mi inchino,mimma.
    nunù

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  13. Divertente, grazioso, lieve, arguto, insomma proprio carinissimo, dall’inizio alla fine. Siamo tutti bimbi in fondo e come tali vogliamo sempre crescere, cambiare, ottenere e poi volere dell’altro. Bellissima favola sulla condizione umana che sembra non trovare mai una sua collocazione e risoluzione, nemmeno in paradiso. Favoloso il ristorante “A fuoco lento”. Grazie Mimma, un abbraccio e buona giornata Flavia

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  14. Grazie a te, cara Flavia, per essere passata di qui. Sono così contenta di avervi fatto sorridere. Mi avete rischiarato questa giornata uggiosa, con qualche spruzzata di acqua qua e là.

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  15. Ciao Mimma, anch’io sto come il pupazzetto animato di Cris…ma come ti vengono in mente?
    Veramente favolose favole…
    per tante risate…
    un abbraccio
    francesca

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  16. Ciao, Francesca, mi vengono da sole, incomincio a pensarci e, se non prima le scrivo, non sono soddisfatta. Mentre le scrivo mi calo nella scena, ma non lo faccio apposta, mi viene anche questo. E’ un abbandono dentro di me stessa.
    Cristina ha promesso che mi spiegherà come ha messo lì quel pupazzetto che si scompiscia. Io godo al pensiero di avervi dato un po’ di allegria.
    Un abbraccio e vivete felici.

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  17. Ho letto tutto d’un fiato la tua spiegazione sul Paradiso, e… l’hai fatto benissimo, sono ancora presa dalle tue parole. In te c’è la verità e la fede.
    Un affettuoso abbraccio.
    Annamaria

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  18. Iabel, che bella cosa mi dici. Grazie per avere letto quelle considerazioni. Sì, il Paradiso è un amore pefetto simultaneamente materno ( vi regalo questo racconto per darvi gioia ) filiale ( voi accogliete il dono con semplicità e ricevete la gioia, che mi dà gioia perché la vostra gioia è la mia gioia ). La gioia è lo Spirito Santo, che è bacio scambievole ed unione tra Padre e Figlio, di cui il colloquio nuziale dell’uomo con la donna è pallido esempio. Dio è Trinità e l’amore fraterno è anch’esso trinitario. La madre contiene, il figlio è contenuto, lo sposo e la sposa sono alla pari come fratello e sorella, non comanda lui o lei, convivono. Questo vivere insieme è l’amore dello Spirito Santo, che rapisce in sè tutta la creazione redenta a cui si dona o muore d’amore come Gesù.

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  19. Ah, ah, ah, ah, ah, ah,….
    sfizioso, leggero, pieno di argute trovate, geniale
    a corto di altre parole ti dico solo che mi hai divertito tanto
    ciao vulcanissimo
    franca

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  20. Grazie, Francuzza. Mi sono divertita tanto anch’io e più scrivevo più me la spassavo. Sono momenti di creatività che mi danno molta gioia, aumentata poi dal fatto che qualcuno ha la pazienza di leggere fino in fondo, non solo, ma di sorridere con me e perfino di scrivermi un commento appena possibile.

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