Una margherita gialla

margherita gialla

 

Aveva visto sgozzare il padre, la madre e la sorellina neonata sbattuta contro il muro dai soldati impazziti di vittoria. Egli si era rincantucciato in una fessura  tra la parete  irregolare della catapecchia e un mobile della cucina lungo e stretto, che era il suo posto segreto quando giocava a nascondino con gli amici. Svenne in piedi, sostenuto dal muro  e dall’armadietto, per questo non gridò e non lo trovarono.

Quando riprese i sensi uscì a guardare. Cadde in ginocchio nel loro sangue ed iniziò a lamentarsi, così lo trovarono i soccorritori. Immobile e senza un graffio, solo quel grido privo di lacrime.

I soldati vittoriosi credettero che il vecchio fosse morto nel letto. Era tutto pallido, col braccio penzoloni, le occhiaie viola, aveva bevuto molto la notte prima, per stordire i pensieri.

Scannarono sua moglie, il figlio e la nuora ai piedi del letto, trascinarono la nipotina  di tredici anni dietro la casa, tra i cespugli, dove egli poi la trovò, morta anche lei. Baciò più volte una treccia dei suoi capelli biondi e setosi, < Io vi vendicherò, lo giuro > balbettò ginocchioni in quel sangue scuro, che continuava ad allargarsi. Richiuse gli occhi dell’innocente e gridò a lungo, coi pugni chiusi e serrati contro il volto.

Così lo trovarono i soccorritori.

Adesso il bambino mangiava bene ogni giorno, meglio di quello che potevano dargli mamma e papà nella catapecchia, tutti lo coccolavano, gli raccontavano fiabe a lieto fine, gli facevano sempre vedere i cartoni animati e tentavano invano di farlo parlare o sorridere.

Egli capiva di essere amato ed era grato,  ma ogni volta che dormiva il sogno era sempre uguale ed era quello, si svegliava gridando, fra i    rimbrotti di tutti gli altri bambini, che dormivano nella stessa stanza con lui, coi letti troppo vicini. Allora taceva torcendosi piano e stringeva nei pugni le lenzuola.

Anche il vecchio, adesso, mangiava bene ogni giorno, meglio di quello che poteva trovare nella propria patria desolata per sé e per la famiglia.

Aveva conservato una ciocca bionda della sua nipotina nello scatola di velluto blu dove avevano messo le fedi nuziali il giorno del matrimonio. Ormai era tanto dimagrito  che la vera di sua moglie gli entrava comodamente all’anulare, aveva spostato la propria nel medio. Tutti capivano subito cosa fossero quei due anelli vicini.

Ma nessuno sapeva della ciocca.

L’istituto dove era ricoverato il vecchio, insieme a molti altri vecchi come lui, confinava con una grande e antica casa, nella quale mani pietose avevano ricoverato i bambini anch’essi sfuggiti alla guerra.

Li separava un prato dove i volontari facevano giocare i bimbi nelle belle giornate ed i vecchi, seduti sui massi, li stavano a guardare. Non erano partite gioiose, c’era come l’impressione che stessero compiendo un dovere.

Volò, una volta, il pallone ai piedi del vecchio, egli lo fermò, non proprio agilmente.

 < Mi dai il pallone, per piacere ? > fece il bambino con voce incerta. Era da tanto tempo che non parlava.

< Certo, piccolo, prendilo > rispose il vecchio con voce tremula. Era da tanto tempo che anche lui non parlava.

Il bambino, nel chinarsi, vide che era fiorita una margherita gialla grossa grossa, lì per terra. La raccolse e la diede al vecchio :

< Ora sono occupato perché devo giocare > disse, < aspettami qui tra mezz’ora >.

L’uomo prese la margherita, l’infilò in un’asola della giacca e sentì che gli si scioglieva il masso nel petto : < Va bene > rispose.

Da allora in poi i vecchi e i bambini formarono crocchio. Si sedevano  sul prato e parlavano, scherzavano e ridevano. Giocavano insieme al pallone, cantavano, accesero perfino il falò nella notte di agosto, fino a quando un benefattore pensò di mettere in comunicazione i due istituti, visto che vecchi e bambini si volevano tanto bene. Un architetto geniale ideò un ponte coperto, che collegò l’ospizio con l’orfanotrofio, sicché essi potevano andare e venire liberamente anche d’inverno, senza bagnarsi né sporcarsi i piedi nel prato o prendere freddo, e si vedevano frotte di ragazzini correre da coloro che chiamavano nonni e vecchietti arzilli o malandati o comunque fossero avviarsi sul ponte per andare a trovare i propri nipoti adottivi, che li aspettavano. L’architetto aveva fatto mettere molte comode poltrone in quel percorso in modo che, se gli anziani si stancavano, si potevano sedere un momento e anche due. Molti vecchi incominciarono a dipingere e scrivere poesie perché gli venne l’ispirazione, intanto i bambini organizzavano mostre dei propri disegni, partite di calcio scatenate e gare di grammatica ed aritmetica.  L’entusiasmo andò alle stelle.

Nessuno dimenticò nulla degli orrori che avevano vissuto, ma sentirono di meno il dolore.

 

margherite gialle e papaveri

Cessarono gli incubi e i brutti pensieri. Fiorirono molte margherite gialle nel grande prato.

                                       Domenica Luise (Mimma)

Immagini di Domenica Luise. Sono particolari del quadro che illustra la poesia

Esulto in giardino, sempre su questo blog, olio su tela 70 per 50.

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