Debbo solo evitare di ridergli in faccia altrimenti se ne accorge perché scemo non è. Ieri notte mi ha detto: <Sei bella magra come quando eravamo giovani, io invece… >. Subito ho pensato che la droga, tra gli altri lati positivi, mi toglie la fame. Adesso sono chiusa in una camera d’albergo di terza categoria dove a nessuno salterebbe in testa di cercare una gran signora come me.
Mio marito mi dà tutto tranne che soldi da quando si è accorto che mi faccio.
Farsi vuol dire tutto.
Farsi belli, fare un figlio, una poesia. Drogarsi.
Desidero un abito da sera di duemila euro? Usciamo insieme e mi compra tutto quello che voglio, aggiunge scarpe, borsa e trucchi. I gioielli li tiene lui in cassaforte, me li dà giusto per indossarli e se li riprende al rientro.
La cuoca si lamenta che si è rotto il manico al pentolino? Mi fa portare a casa l’intera batteria, ma non mi lascia niente in mano, sa che mi venderei anche l’anima.
Stamattina mi ha messo al braccio un filo di brillanti su oro bianco, ma non posso ricavarci niente, in casa mi guardano le domestiche a turno, quando esco c’è l’autista, tutti suoi complici.
Così mi sono stufata e oggi sono andata fuori con la scusa di passare il pomeriggio con un’amica che non esiste, senza soldi né gioielli addosso, però ho rubato a lui l’orologio, me lo sono venduta, mi sono rifornita e fatta.
Adesso finalmente sto bene, sono una regina su questo materasso bitorzoluto. Mi pare che squilli il telefonino nella borsetta, rido e ovviamente non rispondo, ma come fa, lui, a non capire? Non l’ha mai provato o non potrebbe farne più a meno.
Eppure è un uomo intelligente, istruito e buono con tutti tranne che con me, lo perdono perché crede di farlo per il mio bene.
Il cuore ha movimenti deliziosi, stavolta l’effetto è migliore, ha qualcosa di diverso, come un elastico tirato più in alto, sottile.
Forse si spezza e l’aquilone d’occhi vola libero. Sotto di me una città con palazzi, moschee sgargianti e uccelli bianchi dai becchi neri in un grande azzurro denso da potersi toccare e perfino assaggiare sulla lingua e un canto strano, come di chitarre elettriche. Ci affondo dentro ed è beatitudine, i colori diventano musica, la musica colori ed entrambi pensieri. Peccato che non ho la forza di scrivere tutta la poesia che incontro qui, mi sento fatta per questa potenza creativa e diffusiva. Ecco la donna perfetta, immortale, senza rughe, fame, freddo né dolore. Ho sempre desiderato di volare, adesso posso in mezzo agli altri uccelli, ed è tutto così naturale, scivola. Non tornerò più da mio marito perché la felicità è in questa pienezza, sì, ho creduto di amarlo, ma è finita presto e dopo quelle pasticche ho perduto i desideri inutili. Un tempo, da ragazza, volevo fare la poetessa, che stupida, studiavo, leggevo, scrivevo, una volta detti una somma esorbitante a un ladro che mi pubblicò un libretto sottile regalato a mazzi finché gli ultimi li gettai nella spazzatura. Allora soffrii, e pensare che adesso lui mi pubblicherebbe tutto quello che voglio con pubblicità, televisione e tutto. Poveretto, mi ama. Che sarà mai questa strana malattia.
Invece la poesia è qui, pronta, anzi la poesia sono io, l’ebbrezza si allarga in azzurro e sento scoppiettare un tappo di champagne. Brindiamo, ma chi c’è qui intorno?
Il cuore rallenta deliziosamente sempre più, il materasso ondeggia come l’amaca di quand’ero bambina e mi sento strana.
_ _ _
<Come hanno fatto a perderla di vista? >.
<Coraggio, la vita continua >.
<Ma perché si è buttata dalla finestra?>.
<Suo marito l’adorava>.
<Una donna bella, giovane, fortunata>.
<Dicono che fosse drogata>.
<Chi, lei? Che dite, ma se era incinta>.
<Guardate sua madre, è distrutta>.
<Suo padre, al funerale, non si reggeva in piedi>.
<L’ha detto la cuoca, che era drogata>.
<Il marito fa pena, a che gli servono tutte quelle ricchezze?>.
<Fra un anno se ne piglia un’altra, l’uomo non può stare solo>.
<Ma che faceva in quel misero albergo una signora come lei? >.
<Forse si prostituiva>.
<Ma che dici, se i soldi le uscivano pure dagli occhi>.
<Meno male che non aveva figli>.
<Magari aveva un amante>.
<Questo è possibile, anzi probabile, anzi sicuro>.
<Poveraccia anche lei>.
<Se avesse dovuto pensare a pagare il mutuo come me…>.
<Forse si è buttata perché era sterile>.
<O forse era sterile il marito, non si sa>.
<Forse era pazza>.
<Sì, certe volte sembrava assente, non rispondeva nemmeno al saluto>.
<Ma se il maggiordomo ha detto che era incinta>.
<Intanto al funerale non si poteva mancare, era la moglie del capo>.
<Poverina, poverina>.
<Ma perché si è buttata?>.
<Basta, andiamo a prenderci un caffè, offro io>.
Delizioso racconto che in chiave ironica narra uno spaccato di vita sempre più ricorrente: l’insoddisfazione latente e distruttiva. La facciata esteriore non esprime la realtà che viene alterata da chi osserva dal di fuori.
Bravissima Mimma, la tua scrittura è moderna, fluida e così deliziosa.
tante affettuosità
annamaria
Si può essere infelici pur avendo tanto e la droga, pur regalando qualche attimo di sogno, alla fine porta all’autodistruzione. Chi si suicida non si ama abbastanza, purtroppo, e nemmeno ha rispetto per se stesso…
Non riusciremo mai a comprendere veramente le ragioni dell’altro, e tutte le motivazioni espresse dai tanti sono valide singolarmente per ognuno di loro, ma la spinta vera non sapremo mai poichè custodita solo nell’anima di compie un gesto così estremo.
Lo hai ben descritto in questo racconto, che è quasi simile a un corto cinematografico, brevità e sintesi ma tanti gl’interrogativi che suscita.
ti adoro Mimma, ho letto il racconto tutto concentrato pronto a fare un buon commento ma poi quando ho cominciato a leggere la trentina di commenti della gente per strada allora non mi sono trattenuto. Mi sembrava di essere presente al funerale e ho sentito una frase dopo l’altra, in un crescendo sempre più divertente dei bla bla bla della gente.
Ho le lacrime agli occhi, come mi sono divertito! Tu sai osservare e ascoltare, non ti sfugge niente. Brava!
Ho letto con attenzione i vostri commenti, dei quali vi ringrazio. Sono sveglia da un bel po’, ho perfino cucinato le patate al forno, uffa, la brava massaia. Buona domenica a tutti.
carissima, grazie del commento su wordpress. E’ vero, avevi già commentato, ma… sui iobloggo. Ho due blog praticamente identici, uno su wordpress e l’altro su iobloggo. Da brava esule splinderiana non mi fido più delle piattaforme…
Buona domenica!!!!
Nemmeno io mi fido più, per quanto su wordpress penso si possa stare tranquilli. Ho anche un altro blog su blogspot, ma sto pensando di riservarmelo soltanto come contenitore, solo ci ho messo degli articoli che vorrei spostare qui con tutti i commenti, soprattutto c’è un racconto a cui tengo in maniera speciale. Vedrò a giorni. Da iobloggo mi sono già cancellata.
Beh!, ritengo che tu nello scrivere hai una marcia in più.
Un racconto semplice, commovente, che rispecchia certe realtà di vite vissute.
Tu scrivi:”Invece la poesia è qui, pronta, anzi la poesia sono io, l’ebbrezza si allarga in azzurro e sento scoppiettare un tappo di champagne. Brindiamo [...]“.
Sembra un adattamento di un aforisma di O. Wilde. Recita: [Sorseggiando champagne nel letto di morte] Ahimè! Sto morendo al disopra delle mie possibilità.
Buonasera, cari. Il racconto è lasciato volutamente in sospeso affinché il lettore possa essere maggiormente implicato col suo pensiero e le emozioni. Qui ormai la ragazza confonde il bene col male e viceversa, quando insegnavo ho studiato gli effetti delle varie droghe, sono tutte pericolose anche quelle che sembrano più innocue di un’ubriacatura non proprio grave predispongono a ripetere il tentativo aumentando la dose e a passare a droghe più potenti per ottenere effetti di forza fisica e interiore, addirittura capacità di volare come qui o di potere attraversare la strada tipo fantasmi, con le macchine che ti attraversano. Basta comunque quell’illusione di pace, talora un potenziamento erotico, le allucinazioni. Dopo un primo periodo di luna di miele le visioni possono divenire orribili, ragni enormi (come nell’alcolismo), violenze, paure: ho studiato tutto questo quando insegnavo per rispondere ai ragazzi e istruirli, non solo, li guardavo e, se toccavano qualcosa, me ne accorgevo. Avevamo un angolo dove li chiamavo accanto alla finestra, gli ficcavo gli occhi negli occhi e chiedevo cosa avessero preso. Cedevano subito. C’era stima vicendevole. L’atteggiamento dell’allievo cambiava, si vedeva che era assente. Ho trattato della mescalina anche nella tesi di laurea poiché in certe forme di sciamanesimo la usano in riti religiosi per indurre uno stato di separazione intensa dalla realtà. Si estrae da un cactus del Messico e provoca anche la mescolanza delle sensazioni tattili, visive, uditive e del gusto (sinestesia). Di droghe ce n’è per tutti i gusti e i disgusti, ma ai ragazzo facevo un ragionamento semplicissimo: che non sarebbe da toccare se anche non facesse alcun male al fisico proprio perché ci toglie la coscienza di noi stessi. Ciò li colpiva e li convinceva. Per di più le droghe formano, con l’emoglobina del sangue, un composto chimico irrevertibile e ciò che è bruciato non si può recuperare.
Grazie dei vostri commenti e ricambio ogni affetto fraterno e poetico.
Molto bello, mi piace il tuo stile nello scrivere, semplice, veloce, sinuoso, mi ha dato davvero belle sensazioni. Grazie.
Io cara Domenica soffro di varie problematiche legate ai disturbi dell’umore da anni, 21, e ho conosciuto drogati ed alcoolizzati, sono quasi astemio e non ho mai usato droghe, durante un ricovero nel 2008. E’ stata un’esperienza fondamentale per me. Ho capito molto più l’altro lì dentro, durante quei 44 giorni, che in tutta la mia vita.
Tornerò a leggerti appena potrò.
Grazie
Un testo che è molto più di un racconto, porta alla luce la tua capacità di “entrare” letteralmente nei protagonisti delle tue storie, un transfert che non è così automatico perché richiede profondità e sensibilità. Bella la suddivisione della storia in due parti, lo sguardo della protagonista e quello dei conoscenti che, come spesso capita nella vita, parlano a casaccio, con superficialità, senza neppure provare a capire le motivazioni profonde di un gesto. Questo è un racconto, ma dietro ai racconti, alle storie, ci sono le mille sfaccettature della realtà.
Grazie.
Piera
Buonanotte alla mia famigliola virtuale, grazie di esservi soffermati qui con me, grazie a tutti quelli che hanno letto, sono così contenta, vi percepisco vivi e presenti anche quando siete di corsa, anch’io, così spesso, sono di corsa. È vero, c’è un momento, nella vita,a anzi magari più di uno, in cui all’improvviso le cose si delucidano nella nostra mente e noi, finalmente, comprendiamo. Allora possiamo imparare a capire guardandoci attorno e dentro, senza mai permettere che la voglia di “non pensarci” ci spinga a ricorrere a pillole, alcol e a farci del male da soli. Il fatto che alla fine i discorsi siano così superficiali, come fotografati dal vivo, nasconde un’altra realtà: la paura di entrare nel più profondo del dolore umano e, ancora, la voglia di non pensarci.
Ciao,
hai raccontato benissimo una vita sprecata, gettata, bruciata, annientata.
E di vita ne abbiamo solo una.
Che pena! Come ci si può autodistruggere così?
La fragilità, la solitudine, l’incapacità di amarsi e di accettarsi. Non lo so, ma so che farei marcire in galera per tutta la vita chi vende quella schifezza perchè è un becero assassino.
Maria Rosaria
Già, Maria Rosaria, anch’io li castigherei per bene. Non ho capito perché i ricconi furbi e ben forniti di avvocati possano continuare ad imbrogliare il fisco in un modo o nell’altro e noi, che abbiamo avuto l’imprudenza di lavorare con passione per una modesta pensione(io, insegnante statale) adesso dobbiamo salvare la patria, ma se ne sono accorti in extremis? Credo che ci voglia d’urgenza una seria ristrutturazione delle galere: una ammazza la mamma e il fratellino con novantasette coltellate, esce dopo una quindicina d’anni laureata e sostenuta, allora voglio la stessa cosa per i miei nipoti, che non hanno un lavoro da sopravvivenza, e pazienza se non hanno ammazzato nessuno e non possono usufruire della galera.
I drogati sappiano il proprio errore e se ne assumano la responsabilità. Oggi nessuno è ingannabile, siamo tutti coscienti. In quanto agli spacciatori, sì, marciscano, ma in una galera seria, lavorando gratuitamente per scontare la pena e senza permessi premio. Sarò sempre contraria alla pena di morte, ma la galera è anche un castigo. e smettiamo di coccolare gli assassini chiamandoli confidenzialmente per nome, stiamo uscendo fuori dalla normalità.
Cara Mimma, fa impressione come ti sei calata nel personaggio della donna drogata, anch’io sono molto documentato su queste cose perché a scuola ne parlavo con i ragazzi, si confidavano maggiormente i maschi. Bisogna fare di tutto per prevenire una tale distruzione. Tu hai scritto un bellissimo racconto che sembra un film, sicuramente NON sei una scrittrice ingessata. E’ significativo davvero il finale, con quelle considerazioni della gente al funerale, sembrano tutti ripresi con una telecamera nascosta.
Grazie, Giuseppe, per il bel commento. Con me che sono donna, invece, si confidavano facilmente le ragazze, i maschi solo ogni tanto, ma erano tutti abbastanza sinceri, se lo potevano permettere, sempre nei limiti del pudore e di una certa convenienza…
Delizioso racconto che in chiave ironica narra uno spaccato di vita sempre più ricorrente: l’insoddisfazione latente e distruttiva. La facciata esteriore non esprime la realtà che viene alterata da chi osserva dal di fuori.
Bravissima Mimma, la tua scrittura è moderna, fluida e così deliziosa.
tante affettuosità
annamaria
certi voli per fortuna restano incompiuti…
ma lasciano senza numeri per calcolare altri voli.
Bel racconto! Drammaticamente vero… la gente che giudica senza sapere, quello che vede… Un caro saluto.
Si può essere infelici pur avendo tanto e la droga, pur regalando qualche attimo di sogno, alla fine porta all’autodistruzione. Chi si suicida non si ama abbastanza, purtroppo, e nemmeno ha rispetto per se stesso…
Non riusciremo mai a comprendere veramente le ragioni dell’altro, e tutte le motivazioni espresse dai tanti sono valide singolarmente per ognuno di loro, ma la spinta vera non sapremo mai poichè custodita solo nell’anima di compie un gesto così estremo.
Lo hai ben descritto in questo racconto, che è quasi simile a un corto cinematografico, brevità e sintesi ma tanti gl’interrogativi che suscita.
ti adoro Mimma, ho letto il racconto tutto concentrato pronto a fare un buon commento ma poi quando ho cominciato a leggere la trentina di commenti della gente per strada allora non mi sono trattenuto. Mi sembrava di essere presente al funerale e ho sentito una frase dopo l’altra, in un crescendo sempre più divertente dei bla bla bla della gente.
Ho le lacrime agli occhi, come mi sono divertito! Tu sai osservare e ascoltare, non ti sfugge niente. Brava!
il volo verso un’altra vita… i commenti della gente tengono ancorata la sua immagine alla terra mentre lo spirito volteggia nell’altrove
(bello!!!)
Ho letto con attenzione i vostri commenti, dei quali vi ringrazio. Sono sveglia da un bel po’, ho perfino cucinato le patate al forno, uffa, la brava massaia. Buona domenica a tutti.
carissima, grazie del commento su wordpress. E’ vero, avevi già commentato, ma… sui iobloggo. Ho due blog praticamente identici, uno su wordpress e l’altro su iobloggo. Da brava esule splinderiana non mi fido più delle piattaforme…
Buona domenica!!!!
Nemmeno io mi fido più, per quanto su wordpress penso si possa stare tranquilli. Ho anche un altro blog su blogspot, ma sto pensando di riservarmelo soltanto come contenitore, solo ci ho messo degli articoli che vorrei spostare qui con tutti i commenti, soprattutto c’è un racconto a cui tengo in maniera speciale. Vedrò a giorni. Da iobloggo mi sono già cancellata.
Beh!, ritengo che tu nello scrivere hai una marcia in più.
Un racconto semplice, commovente, che rispecchia certe realtà di vite vissute.
Tu scrivi:”Invece la poesia è qui, pronta, anzi la poesia sono io, l’ebbrezza si allarga in azzurro e sento scoppiettare un tappo di champagne. Brindiamo [...]“.
Sembra un adattamento di un aforisma di O. Wilde. Recita: [Sorseggiando champagne nel letto di morte] Ahimè! Sto morendo al disopra delle mie possibilità.
Ti stritolo di abbracci. Edo
Buonasera, cari. Il racconto è lasciato volutamente in sospeso affinché il lettore possa essere maggiormente implicato col suo pensiero e le emozioni. Qui ormai la ragazza confonde il bene col male e viceversa, quando insegnavo ho studiato gli effetti delle varie droghe, sono tutte pericolose anche quelle che sembrano più innocue di un’ubriacatura non proprio grave predispongono a ripetere il tentativo aumentando la dose e a passare a droghe più potenti per ottenere effetti di forza fisica e interiore, addirittura capacità di volare come qui o di potere attraversare la strada tipo fantasmi, con le macchine che ti attraversano. Basta comunque quell’illusione di pace, talora un potenziamento erotico, le allucinazioni. Dopo un primo periodo di luna di miele le visioni possono divenire orribili, ragni enormi (come nell’alcolismo), violenze, paure: ho studiato tutto questo quando insegnavo per rispondere ai ragazzi e istruirli, non solo, li guardavo e, se toccavano qualcosa, me ne accorgevo. Avevamo un angolo dove li chiamavo accanto alla finestra, gli ficcavo gli occhi negli occhi e chiedevo cosa avessero preso. Cedevano subito. C’era stima vicendevole. L’atteggiamento dell’allievo cambiava, si vedeva che era assente. Ho trattato della mescalina anche nella tesi di laurea poiché in certe forme di sciamanesimo la usano in riti religiosi per indurre uno stato di separazione intensa dalla realtà. Si estrae da un cactus del Messico e provoca anche la mescolanza delle sensazioni tattili, visive, uditive e del gusto (sinestesia). Di droghe ce n’è per tutti i gusti e i disgusti, ma ai ragazzo facevo un ragionamento semplicissimo: che non sarebbe da toccare se anche non facesse alcun male al fisico proprio perché ci toglie la coscienza di noi stessi. Ciò li colpiva e li convinceva. Per di più le droghe formano, con l’emoglobina del sangue, un composto chimico irrevertibile e ciò che è bruciato non si può recuperare.
Grazie dei vostri commenti e ricambio ogni affetto fraterno e poetico.
Complimenti bellissimo racconto!
Buona inizio settimana ♥
Molto bello, mi piace il tuo stile nello scrivere, semplice, veloce, sinuoso, mi ha dato davvero belle sensazioni. Grazie.
Io cara Domenica soffro di varie problematiche legate ai disturbi dell’umore da anni, 21, e ho conosciuto drogati ed alcoolizzati, sono quasi astemio e non ho mai usato droghe, durante un ricovero nel 2008. E’ stata un’esperienza fondamentale per me. Ho capito molto più l’altro lì dentro, durante quei 44 giorni, che in tutta la mia vita.
Tornerò a leggerti appena potrò.
Grazie
Un testo che è molto più di un racconto, porta alla luce la tua capacità di “entrare” letteralmente nei protagonisti delle tue storie, un transfert che non è così automatico perché richiede profondità e sensibilità. Bella la suddivisione della storia in due parti, lo sguardo della protagonista e quello dei conoscenti che, come spesso capita nella vita, parlano a casaccio, con superficialità, senza neppure provare a capire le motivazioni profonde di un gesto. Questo è un racconto, ma dietro ai racconti, alle storie, ci sono le mille sfaccettature della realtà.
Grazie.
Piera
Buonanotte alla mia famigliola virtuale, grazie di esservi soffermati qui con me, grazie a tutti quelli che hanno letto, sono così contenta, vi percepisco vivi e presenti anche quando siete di corsa, anch’io, così spesso, sono di corsa. È vero, c’è un momento, nella vita,a anzi magari più di uno, in cui all’improvviso le cose si delucidano nella nostra mente e noi, finalmente, comprendiamo. Allora possiamo imparare a capire guardandoci attorno e dentro, senza mai permettere che la voglia di “non pensarci” ci spinga a ricorrere a pillole, alcol e a farci del male da soli. Il fatto che alla fine i discorsi siano così superficiali, come fotografati dal vivo, nasconde un’altra realtà: la paura di entrare nel più profondo del dolore umano e, ancora, la voglia di non pensarci.
Ciao,
hai raccontato benissimo una vita sprecata, gettata, bruciata, annientata.
E di vita ne abbiamo solo una.
Che pena! Come ci si può autodistruggere così?
La fragilità, la solitudine, l’incapacità di amarsi e di accettarsi. Non lo so, ma so che farei marcire in galera per tutta la vita chi vende quella schifezza perchè è un becero assassino.
Maria Rosaria
Già, Maria Rosaria, anch’io li castigherei per bene. Non ho capito perché i ricconi furbi e ben forniti di avvocati possano continuare ad imbrogliare il fisco in un modo o nell’altro e noi, che abbiamo avuto l’imprudenza di lavorare con passione per una modesta pensione(io, insegnante statale) adesso dobbiamo salvare la patria, ma se ne sono accorti in extremis? Credo che ci voglia d’urgenza una seria ristrutturazione delle galere: una ammazza la mamma e il fratellino con novantasette coltellate, esce dopo una quindicina d’anni laureata e sostenuta, allora voglio la stessa cosa per i miei nipoti, che non hanno un lavoro da sopravvivenza, e pazienza se non hanno ammazzato nessuno e non possono usufruire della galera.
I drogati sappiano il proprio errore e se ne assumano la responsabilità. Oggi nessuno è ingannabile, siamo tutti coscienti. In quanto agli spacciatori, sì, marciscano, ma in una galera seria, lavorando gratuitamente per scontare la pena e senza permessi premio. Sarò sempre contraria alla pena di morte, ma la galera è anche un castigo. e smettiamo di coccolare gli assassini chiamandoli confidenzialmente per nome, stiamo uscendo fuori dalla normalità.
Cara Mimma, fa impressione come ti sei calata nel personaggio della donna drogata, anch’io sono molto documentato su queste cose perché a scuola ne parlavo con i ragazzi, si confidavano maggiormente i maschi. Bisogna fare di tutto per prevenire una tale distruzione. Tu hai scritto un bellissimo racconto che sembra un film, sicuramente NON sei una scrittrice ingessata. E’ significativo davvero il finale, con quelle considerazioni della gente al funerale, sembrano tutti ripresi con una telecamera nascosta.
Alessio, theallamenta e alessandrobon, grazie per avere gradito questo post.
Grazie, Giuseppe, per il bel commento. Con me che sono donna, invece, si confidavano facilmente le ragazze, i maschi solo ogni tanto, ma erano tutti abbastanza sinceri, se lo potevano permettere, sempre nei limiti del pudore e di una certa convenienza…